I delitti di Villa Pamphilj e la potenza di un passaporto Usa
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Redazione Interno
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Nel cuore di Roma, tra Campo de’ Fiori e piazza San Silvestro, una coppia attira l’attenzione per il comportamento anomalo. L’uomo, in preda all’alcool, si mostra aggressivo e ferisce se stesso, mentre la donna — che regge una bambina di pochi mesi — tenta invano di calmarlo. Non hanno con sé un passeggino né vestiti adeguati, un dettaglio che, solo in seguito, assumerà un significato più sinistro. Quell’uomo è Francis Kaufmann, cittadino statunitense accusato di aver ucciso la compagna Anastasia e la loro figlia Andromeda, i cui corpi sono stati rinvenuti nel parco di Villa Pamphilj.
La Grecia ha ora autorizzato l’estradizione verso l’Italia, che potrebbe avvenire entro sette giorni, a meno che Kaufmann non presenti ricorso — un’eventualità che prolungherebbe i tempi di due mesi. L’uomo, che durante la detenzione ha inveito contro le autorità italiane definendole "mafiosi", aveva espresso il desiderio di essere rimpatriato negli Stati Uniti. Una richiesta rimasta senza seguito, poiché Washington non ha avanzato alcuna domanda formale, nonostante i suoi presunti contatti con il consolato.
Le indagini hanno ricostruito gli ultimi giorni di Anastasia, immortalata in foto che sembrano voler depistare. In quelle immagini, scattate in una casa per sacerdoti nell’elegante quartiere Aurelio, la giovane russa appare sorridente, con la figlia per mano, mentre Kaufmann la tiene in braccio sullo sfondo di un giardino curato, ombreggiato da pini e cipressi. Un quadro idilliaco, che contrasta con la crudezza dei fatti: il corpo della donna è stato trovato occultato, mentre quello della bambina — morta per cause ancora da chiarire — giaceva poco distante.




