Redditi in crescita a Cremona, ma il potere d’acquisto arretra: Casalmaggiore scivola al 26esimo posto
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Redazione Economia
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I dati Irpef del 2024, che fotografano i redditi del 2023, mostrano un quadro in chiaroscuro per la provincia di Cremona. Se da un lato il reddito medio lordo è aumentato del 5%, raggiungendo i 23.950 euro, l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, lasciando i contribuenti con 90 euro in meno rispetto all’anno precedente. Un paradosso che riflette una tendenza nazionale, come evidenziato dall’analisi di Lorenzo Ruffino su Pagella Politica, basata sui numeri diffusi dal Ministero dell’Economia.
A Cremona, i redditi complessivi sfiorano i 7 miliardi, con Crema che si conferma al vertice della classifica provinciale, grazie a una media di 30.353 euro. Casalmaggiore, invece, scivola al 26esimo posto, un dato che, seppur in linea con le dinamiche territoriali, segnala un divario rispetto ai centri più dinamici. Le dichiarazioni presentate nel 2024 sono 264.430, con un incremento del numero di contribuenti rispetto all’anno precedente, quando se ne contavano 266.602. Tuttavia, la frequenza effettiva – ovvero il numero di dichiarazioni effettivamente depositate – è inferiore alle attese, fissandosi a 264.430 unità.
Sul fronte fiscale, maggio 2025 si annuncia ricco di scadenze: il 16 è l’ultimo giorno utile per il ravvedimento operoso sui versamenti, mentre l’Agenzia delle Entrate ha chiarito, con la risposta all’interpello n. 69/2025, alcuni dubbi applicativi relativi alle agevolazioni. Intanto, dal 17 aprile è attiva la procedura per richiedere il bonus nuovi nati, misura che potrebbe alleviare, seppur marginalmente, le difficoltà delle famiglie.
Quanto alle novità normative, il decreto n. 112501 del MASAF, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 aprile, introduce modifiche che potrebbero influire sui bilanci delle aziende agricole, settore tradizionalmente rilevante nell’economia cremonese. Resta da vedere, tuttavia, come questi interventi si tradurranno in pratica, in un contesto dove la crescita nominale dei redditi non sempre si traduce in benessere concreto.




