Lucano escluso dalle regionali, il Tar conferma l’incandidabilità
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il Tar di Reggio Calabria ha confermato, senza possibilità di appello immediato, l’esclusione di Mimmo Lucano dalle liste per le elezioni regionali calabresi del prossimo ottobre. La sentenza, che i giudici amministrativi hanno emesso dopo un’attesa di sette giorni, sancisce l’incandidabilità dell’europarlamentare e sindaco di Riace, il quale, com’è noto, era stato proposto da Alleanza Verdi-Sinistra in due circoscrizioni. La motivazione, che si richiama in modo stringente alla cosiddetta Legge Severino, risiede nella condanna definitiva a tredici mesi di reclusione per il reato di falso ideologico, emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria nel procedimento noto come “Xenia”.
Tale processo, che ha riguardato la gestione dei progetti di accoglienza nel comune di Riace durante il suo mandato da sindaco, si è concluso con una pena – seppur non particolarmente gravosa in sé – che comporta automaticamente, secondo la normativa vigente, l’interdizione dai pubblici uffici. I giudici del Tar, i quali hanno esaminato sia il ricorso presentato a Reggio Calabria che quello depositato a Catanzaro, hanno giudicato improcedibile quest’ultimo e hanno ritenuto pienamente legittima la decisione iniziale della commissione elettorale regionale.
Lo stesso Lucano, commentando la decisione, ha dichiarato di non volersi arrendere, definendo la situazione “incredibile e assurda”, e ha annunciato di valutare un ricorso al Consiglio di Stato. Ha inoltre sottolineato come, in primo grado, la condanna fosse stata ben più severa – tredici anni e due mesi – per una serie di accuse che, a suo dire, si sono poi rivelate infondate in sede di appello, dove la pena è stata notevolmente ridotta limitando il capo d’imputazione al solo falso.




