Tragedia sul Pobeda Peak, si allungano le ombre su Nagovitsyna e Sinigaglia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le operazioni di soccorso per Natalia Nagovitsyna, l’alpinista russa bloccata dal 12 agosto a 7150 metri di quota sul Pobeda Peak – la vetta più alta del Kirghizistan – con una gamba fratturata, sono di fatto paralizzate da un nuovo, drastico peggioramento delle condizioni meteorologiche. Sebbene non vi sia stato un annuncio ufficiale di cessazione delle attività, l’impossibilità di qualsiasi avvicinamento alla sua posizione segna, amaramente, la fine di ogni residua speranza per la donna.
La tragedia, che si sta consumando sulle impervie pendici del massiccio del Tien Shan, si è intrecciata indissolubilmente con quella di Luca Sinigaglia, l’alpinista italiano di Melzo, di 47 anni, deceduto lo scorso 15 agosto nel nobile tentativo di portare aiuto alla collega di cordata. La missione organizzata per il recupero della sua salma, anch’essa, è stata sospesa a tempo indeterminato.
A ostacolare ogni movimento concorrono due fattori principali: le autorizzazioni necessarie da parte delle autorità kirghise per l’impiego di un elicottero H125, già presente in zona, non sono ancora pervenute, creando una paralisi burocratica in un frangente dove il tempo è merce preziosissima. A questo si somma l’inclemenza del meteo, che rende il già proibitivo ambiente d’alta quota un luogo ancor più ostile e inaccessibile, impedendo qualsiasi tipo di operazione, sia essa di soccorso in extremis o di recupero.




