A Roma l’albero bioclimatico in piazza dei Cinquecento: come funziona il condizionatore green che abbatte il caldo di 10 gradi

A Roma l’albero bioclimatico in piazza dei Cinquecento: come funziona il condizionatore green che abbatte il caldo di 10 gradi
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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’espressione è di quelle che farebbero storcere il naso a chiunque non mastichi quotidianamente fisica tecnica: “raffrescamento adiabatico”. Un termine che, tradotto in parole povere, significa sfruttare un principio naturale elementare, quello per cui l’evaporazione dell’acqua è in grado di assorbire calore sensibile dall’aria circostante, abbassandone la temperatura senza che entrino in gioco i tradizionali compressori elettrici. In sostanza, un mega condizionatore, ma senza motore, senza fronzoli meccanici e, soprattutto, senza il minimo consumo di elettricità.

Questo è il cuore pulsante del cosiddetto albero bioclimatico, un progetto che potrebbe presto cambiare il volto di piazza dei Cinquecento, lo spiazzale antistante la stazione Termini a Roma, una delle aree più esposte al sole e alle alte temperature del centro storico.

L’idea, elaborata da Wittfrida Mitterer, direttrice del master in bioarchitettura della Lumsa Master School, è stata presentata come un dono dell’Università Lumsa al Campidoglio in occasione del Giubileo, e ora il Comune sta valutando la sua effettiva installazione per contrastare il fenomeno dell’isola di calore che trasforma le superfici asfaltate in forni a cielo aperto.

Un condizionatore naturale senza elettricità

Il meccanismo, nella sua essenza, è tanto semplice quanto ingegnoso. L’albero bioclimatico si presenta come una struttura alta e articolata, progettata per nebulizzare finissime particelle d’acqua nell’aria. Quando queste goccioline entrano in contatto con l’aria calda e secca, evaporano istantaneamente, sottraendo calore all’ambiente circostante e generando una sensazione di freschezza immediata.

Non c’è un compressore, non c’è un motore a combustione, non c’è un circuito di gas refrigerante: solo acqua, pressione e un principio fisico millenario, quello che da sempre fa sentire fresco chi esce da una piscina o chi si bagna la fronte in una giornata di afa. La particolarità, però, è che in questo caso il processo è studiato per essere efficiente su scala urbana, con una copertura che può abbassare la temperatura percepita fino a dieci gradi centigradi rispetto al contesto circostante.

Il progetto, per la parte ingegneristica legata al clima, è stato affidato a Transsolar, società specializzata in soluzioni di climatizzazione passiva, mentre la firma architettonica porta la firma dello studio Haas Cook Zemmrich di Stoccarda, che ha curato l’estetica e l’integrazione della struttura nel contesto urbano.

L’obiettivo, per chi ha progettato l’albero, non è solo quello di offrire un sollievo termico ai passanti e ai pendolari che affollano la stazione, ma anche di sperimentare una risposta concreta e sostenibile al problema dell’innalzamento delle temperature nelle metropoli, un problema che, come sappiamo, non accenna a diminuire.

La sfida dell’isola di calore a Termini

Piazza dei Cinquecento non è stata scelta per caso. Chiunque abbia attraversato quell’area nelle ore più calde di un pomeriggio romano sa bene cosa significhi camminare su un tappeto di asfalto e sampietrini che restituiscono il calore come una piastra elettrica.

La pavimentazione scura, il traffico veicolare incessante, la scarsa presenza di verde e le alte palazzine che chiudono l’orizzonte creano un microclima particolare, quello che i climatologi definiscono “isola di calore urbana”, dove le temperature possono superare anche di diversi gradi quelle registrate nelle aree verdi della periferia o nei parchi storici.

È in questo contesto che l’albero bioclimatico potrebbe giocare un ruolo fondamentale, non tanto come soluzione definitiva al surriscaldamento globale, ma come intervento puntuale per rendere vivibile un nodo nevralgico della mobilità cittadina.

La donazione al Campidoglio, formalizzata nei mesi scorsi, apre ora la strada alle valutazioni tecniche e burocratiche del comune di Roma, che dovrà stabilire i tempi e le modalità di installazione della struttura. A differenza di altri sistemi di raffrescamento urbano, come le vele ombreggianti o le fontane a spruzzo, questo condizionatore green presenta il vantaggio di un impatto visivo studiato per essere riconoscibile e, in una certa misura, scenografico, quasi come un’opera d’arte contemporanea che produce un servizio pubblico.

L’acqua utilizzata, inoltre, è quella potabile della rete cittadina, ma il sistema è progettato per limitare al massimo gli sprechi, ricorrendo a ugelli di precisione che atomizzano il liquido senza creare pozzanghere o accumuli indesiderati.

L’efficacia dichiarata di un abbassamento di dieci gradi, va detto, è un dato che dipende da molte variabili, prima fra tutte il tasso di umidità dell’aria. In condizioni di afa intensa, quando l’aria è già satura di vapore acqueo, il raffrescamento adiabatico perde parte della sua efficacia, perché l’evaporazione fatica a verificarsi. Tuttavia, gli esperti che hanno curato il progetto garantiscono che, anche negli scenari più difficili, la differenza di temperatura percepita sarà comunque significativa, rendendo l’attesa del bus o la sosta in piazza meno opprimente.

Per i romani e per i turisti che sbarcano a Termini, insomma, potrebbe presto esserci un nuovo, inedito modo di sfidare il caldo di luglio e agosto, senza dover per forza ricorrere a un ombrellone o a una bottiglia d’acqua ghiacciata.

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