Stellantis, sindacati in allarme: «Crisi strutturale, urgente un piano per l’Italia»
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Redazione Economia
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La richiesta di Stellantis di ricorrere a nuovi ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti italiani – da Termoli a Mirafiori, passando per Pomigliano e Cassino – non è un episodio isolato ma il sintomo di una «crisi di mercato» che, come sottolinea con preoccupazione Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, si è manifestata in tutta la sua gravità nel corso del 2024. La situazione, del resto, appare particolarmente critica nello stabilimento molisano, dove pesano in maniera decisiva sia lo stop agli investimenti sulla prevista gigafactory di batterie sia il drastico calo nella produzione dei motori termici.
Lo stabilimento di Termoli, in particolare, si trova in una fase cruciale che trascende i confini regionali e riflette le difficoltà dell’intero settore automobilistico europeo. Sebbene venga esclusa – a differenza di quanto riportato da alcuni titoli – un’ipotesi di chiusura, è in atto una ristrutturazione profonda che impone scelte strategiche urgenti. A partire dal prossimo primo settembre, tutti i 1.823 dipendenti del sito verranno infatti coinvolti in un contratto di solidarietà della durata di un anno: una misura che, se da un lato mitiga temporaneamente l’impatto occupazionale, dall’altro certifica la gravità della congiuntura.
Non si tratta di un fermo produttivo generalizzato, bensì di una complessa manovra che prevede una riduzione d’orario fino all’80% del monte ore, gestita a rotazione tra reparti e settimane. Una soluzione che, seppur necessaria, finisce per incidere sensibilmente sulle buste paga e sulla stabilità economica delle maestranze, le cui storie personali si intrecciano con le sorti industriali del gruppo.




