Gravina: "Delusi ma si può ribaltare il risultato"
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Redazione Sport
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Una giornata intensa, tra impegni istituzionali e riflessioni sportive, quella vissuta dal presidente della Figc, Gabriele Gravina, a Torino. Al centro della sua visita, l’inaugurazione del nuovo Centro Tecnico Federale a Venaria Reale, struttura che si propone come punto di riferimento per lo sviluppo del calcio italiano. Non solo un momento celebrativo, quindi, ma un’occasione per guardare al futuro del movimento, pur senza dimenticare le sfide del presente.
Proprio di sfide ha parlato Gravina, riferendosi alla recente sconfitta dell’Italia contro la Germania nei quarti di finale della Nations League. "C’è amarezza e dispiacere per il risultato", ha ammesso il presidente federale, sottolineando come due errori abbiano pesato sull’esito della partita. Tuttavia, nonostante la delusione, Gravina ha voluto evidenziare gli aspetti positivi emersi dal match: "C’è soddisfazione per la voglia, l’entusiasmo e la determinazione mostrata dai ragazzi. Meritavamo qualche soddisfazione in più". Un bilancio, il suo, che cerca di conciliare la frustrazione per l’eliminazione con la consapevolezza di un gruppo capace di competere ad alti livelli.
La giornata torinese di Gravina non si è limitata alla sola Venaria. Il presidente ha fatto tappa alla Continassa, sede operativa della Juventus, club che ha definito "un modello ideale" per il calcio italiano, respingendo l’idea che la squadra bianconera rappresenti un problema per il movimento. "La Juventus non è la grande malata del calcio italiano", ha precisato, ribadendo come il club torinese possa essere un punto di riferimento, nonostante le difficoltà degli ultimi anni.
Momento particolarmente significativo della visita è stata la salita a Superga, dove Gravina ha reso omaggio alla memoria dei caduti del Grande Torino, tragedia che nel 1949 segnò profondamente non solo il mondo del calcio, ma l’intero Paese. Un gesto carico di simbolismo, che unisce passato e presente, ricordando come lo sport sia anche veicolo di memoria e identità collettiva.
Tra un impegno e l’altro, Gravina ha affrontato anche il tema più ampio della cultura calcistica italiana, evidenziando la necessità di un approccio diverso. "Al nostro movimento manca un cambio di mentalità", ha osservato, senza entrare nel dettaglio ma lasciando intendere come il percorso per tornare competitivi a livello internazionale passi anche da una riflessione profonda sulle modalità con cui il calcio viene gestito e vissuto.




