Malaria, la dodicenne di Chioggia è fuori pericolo dopo il ricovero a Padova
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
È stata trasferita dall'unità di terapia intensiva pediatrica al reparto ordinario la bambina di dodici anni che nei giorni scorsi era stata ricoverata all'ospedale di Padova con una diagnosi di malaria. La giovane, residente a Chioggia, era giunta al pronto soccorso dell'ospedale della Navicella dopo alcuni giorni di febbre alta, manifestatasi al rientro da un viaggio in Africa effettuato insieme alla famiglia. I medici, valutato il quadro clinico e diagnosticata la malattia, ne avevano disposto il trasferimento a Padova per garantire alla paziente cure specialistiche e un monitoraggio più approfondito. Ora, come confermato dalla struttura sanitaria patavina, la dodicenne ha risposto positivamente alle terapie e le sue condizioni non destano più preoccupazione.
Il caso, pur risoltosi nel migliore dei modi, ha riportato l'attenzione su una patologia che, sebbene debellata in Italia dal 1970, continua a rappresentare una minaccia concreta per chi si reca in aree del mondo dove la malaria è ancora endemica -1. Nel nostro Paese, come spiegano gli esperti, si tratta di una malattia quasi esclusivamente di importazione: i dati della sorveglianza nazionale indicano che tra il 2017 e il 2023 si sono registrati circa seicento casi all'anno, con un picco di 798 notifiche proprio nel 2023, legati per lo più a viaggi in paesi a rischio, in particolare nell'Africa subsahariana dove si concentra oltre il 90% dei contagi globali -1-6. I viaggiatori che fanno ritorno in Italia dopo aver visitato amici e parenti nei paesi d'origine, una categoria nota con l'acronimo VFRs (Visiting Friends and Relatives), rappresentano la fascia più colpita, seguita da chi si sposta per motivi di lavoro o turismo -1.
A livello globale, il quadro epidemiologico della malaria rimane imponente. Secondo l'ultimo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2023 si sono stimati circa 263 milioni di casi in 83 paesi endemici, con un numero di decessi che si aggira intorno alle 597mila unità -2-6. La regione africana dell'OMS continua a sostenere il peso maggiore di questa malattia, da sola responsabile del 94% dei contagi e del 95% delle morti, una strage che colpisce in modo sproporzionato i bambini al di sotto dei cinque anni -6. La trasmissione avviene esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette del genere Anopheles, e non si verifica per contatto diretto tra persone, se non in rarissime eccezioni come le trasfusioni di sangue -7-10.
I sintomi e l'importanza della diagnosi precoce
I sintomi iniziali della malaria possono facilmente essere confusi con quelli di una sindrome influenzale: febbre alta, spesso accompagnata da brividi e sudorazione, mal di testa, vomito e dolori muscolari sono le manifestazioni più comuni che compaiono dopo un periodo di incubazione che può variare dai sette ai diciotto giorni -2-10. Proprio questa aspecificità rende fondamentale, per chiunque presenti febbre dopo essere rientrato da un'area dove la malaria è diffusa, una valutazione medica tempestiva. Un ritardo nella diagnosi, infatti, può permettere all'infezione di aggravarsi, portando a complicanze severe come anemia profonda, insufficienza respiratoria, coinvolgimento neurologico e, nel caso del Plasmodium falciparum – la specie più pericolosa – un deterioramento clinico rapido e potenzialmente fatale -1-7-10. Per questo la diagnosi, che si basa sull'esame del sangue in grado di identificare il parassita, deve essere effettuata con urgenza in laboratori attrezzati -7.
Le strategie di prevenzione per i viaggiatori internazionali
La prevenzione, per chi deve recarsi in zone a rischio, si articola su due livelli fondamentali e complementari. Da un lato c'è la protezione dalle punture di zanzara, che si ottiene con l'uso di repellenti cutanei, zanzariere e indumenti protettivi, specialmente nelle ore serali e notturne quando le zanzare Anopheles sono più attive -2. Dall'altro lato, e altrettanto cruciale, è la chemioprofilassi, ossia l'assunzione di farmaci antimalarici prima, durante e dopo il soggiorno nel paese endemico, secondo schemi precisi che variano a seconda del medicinale prescritto -2-7. Farmaci come meflochina, doxiciclina o l'associazione atovaquone-proguanil richiedono tempi di inizio differenti – dalla settimana prima della partenza fino a sole 24 ore prima – e devono essere proseguiti scrupolosamente per tutto il periodo a rischio e per settimane dopo il rientro -2. Nessuna profilassi, tuttavia, garantisce una protezione assoluta, e l'eventuale comparsa di febbre nei mesi successivi al viaggio deve sempre far sospettare la malattia e indurre a cercare immediatamente assistenza medica, comunicando al curante la propria storia di viaggio -2-7.
I progressi nella lotta globale: i vaccini
Dopo decenni di ricerca, la comunità scientifica ha compiuto passi da gigante nello sviluppo di strumenti preventivi. Dal 2021, l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l'uso del vaccino RTS,S/AS01 (noto come Mosquirix) per i bambini che vivono in aree ad alta trasmissione di Plasmodium falciparum in Africa subsahariana -2. A questo si è aggiunto, nell'ottobre del 2023, un secondo vaccino, l'R21/Matrix-M, sviluppato dall'Università di Oxford, che ha ottenuto la prequalifica dall'OMS, ampliando così le possibilità di prevenzione su larga scala -2-9. Questi strumenti, insieme alle misure di controllo dei vettori e all'accesso a diagnosi e trattamenti efficaci, rappresentano oggi le armi più importanti per ridurre il carico di una malattia che, sebbene dimenticata in Occidente, continua a mietere vittime in gran parte del mondo -9.




