Malaria, paura a Chioggia per una bambina di 12 anni: ricoverata a Padova in prognosi riservata

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Redazione Salute Redazione Salute   -   È stata trasferita d’urgenza all’ospedale di Padova una bambina di dodici anni, residente a Chioggia, le cui condizioni, dopo il rientro da un viaggio in Africa con la famiglia, si sarebbero rapidamente aggravate a causa di una febbre insidiosa e persistente, accompagnata da nausea e vomito. La giovane paziente, giunta nel primo pomeriggio di domenica al locale ospedale della Navicella, presentava un quadro clinico che ha immediatamente fatto scattare i protocolli di sicurezza per il sospetto di una malattia infettiva contratta ai tropici: la malaria. La decisione di trasferire la piccola nel capoluogo euganeo, dove è stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva pediatrica con prognosi riservata, è maturata per consentire accertamenti diagnostici più approfonditi e, nel caso la diagnosi venisse confermata, per garantire le cure specialistiche del caso -5.

La dinamica del contagio e il quadro clinico

La dodicenne, rientrata da alcuni giorni da un soggiorno in una nazione del continente africano dove la malaria è endemica, avrebbe manifestato i primi sintomi, stando a quanto si apprende, con un rialzo termico elevato che non accennava a diminuire. È noto, infatti, come il periodo di incubazione della malattia, causata dalla puntura di zanzare infette del genere *Anopheles*, possa variare da una a quattro settimane, anche se in alcune forme i sintomi possono presentarsi anche più tardivamente. La sintomatologia iniziale, che spesso viene confusa con una comune influenza, include febre alta, brividi intensi, cefalea e dolori muscolari diffusi, ma può rapidamente evolvere in complicanze ben più serie se l’infezione è provocata dal *Plasmodium falciparum*, la specie parassitaria più pericolosa e letale, particolarmente diffusa nell’Africa subsahariana. Il quadro presentato dalla bambina, con vomito e prostrazione, ha indotto i sanitari a non sottovalutare il rischio, attivando così la procedura di centralizzazione delle cure verso un centro di riferimento regionale come l’Azienda Ospedale-Università di Padova.

I percorsi diagnostici e la gestione delle malattie importate

Il caso, che ha destato comprensibile apprensione nella cittadina balneare veneta, riporta l’attenzione sul fenomeno delle cosiddette “malattie importate”, patologie ormai debellate in Italia ma che continuano a manifestarsi in soggetti di ritorno da aree endemiche. In tali evenienze, la rapidità con cui si giunge a una diagnosi certa diventa cruciale: la conferma della malaria, che avviene attraverso l’esame microscopico di un campione di sangue (la cosiddetta “goccia spessa”) o tramite test immunologici in grado di rilevare gli antigeni del parassita, permette di impostare una terapia antimalarica mirata. È essenziale, in questi frangenti, determinare la specie di *Plasmodium* responsabile, poiché da questa dipende non solo la scelta del farmaco più efficace – si va dall’artemetere-lumefantrina all’atovaquone-proguanile, passando per l’artesunato per via endovenosa nei casi più gravi – ma anche la gestione delle potenziali complicanze, che possono includere danni renali, insufficienza respiratoria o interessamento neurologico.

Le misure di prevenzione e la sorveglianza sul territorio

L’episodio di Chioggia, al di là dell’esito clinico ancora da accertare, sottolinea l’importanza della sorveglianza sanitaria e delle misure profilattiche per chi si reca all’estero. Il Ministero della Salute ricorda che, sebbene la trasmissione della malaria non avvenga da persona a persona per via diretta, il nostro Paese, che ha eradicato la malattia dagli anni Cinquanta, registra annualmente un centinaio di casi principalmente legati a viaggi internazionali. Per questo motivo, la chemioprofilassi, ovvero l’assunzione di farmaci specifici prima, durante e dopo la permanenza in zone a rischio, rimane lo strumento principale di prevenzione, unitamente all’uso di repellenti cutanei e zanzariere. Resta ora da attendere l’evolversi delle condizioni della piccola paziente, seguita dai sanitari dell’ospedale di Padova che stanno monitorando costantemente i parametri vitali e la risposta alle terapie somministrate, mentre sull’intera vicenda vige il massimo riserbo da parte della struttura ospedaliera.

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