Malaria, il caso di Chioggia e l’importanza della prevenzione nei viaggi
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Redazione Salute
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Il ricovero della bambina di dodici anni all’ospedale di Padova, trasferita in condizioni gravi dal pronto soccorso di Chioggia dopo essere rientrata con i familiari da un soggiorno in Africa, riporta l’attenzione su una patologia che, sebbene debellata dal territorio nazionale dal 1970, continua a fare registrare alcune centinaia di casi all’anno. La piccola, giunta al reparto pediatrico con febbre alta persistente da giorni, è stata immediatamente presa in carico dai medici che hanno avviato la terapia specifica per la malaria, malattia che nel nostro Paese si presenta, salvo rare eccezioni, esclusivamente nella sua forma di importazione. L’Istituto Superiore di Sanità, nei suoi report epidemiologici, conferma del resto questa tendenza, documentando nel solo 2023 un numero di casi pari a 798, tutti contratti all’estero e nella stragrande maggioranza dei casi diagnosticati in cittadini stranieri di ritorno al paese d’origine per visitare amici e parenti, categoria quest’ultima che, secondo gli esperti, risulta particolarmente esposta al rischio per via della minore percezione del pericolo nelle aree endemiche -1-5-9.
Il quadro epidemiologico tra dati globali e sorveglianza nazionale
A livello mondiale, i numeri diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di circa 263 milioni di nuovi contagi e 597 mila decessi annui, un’emergenza sanitaria che colpisce in modo sproporzionato il continente africano, dove si concentra la stragrande maggioranza dei casi e delle vittime, soprattutto tra i bambini al di sotto dei cinque anni. In Italia, la sorveglianza è costante e affidata a una circolare ministeriale che stabilisce le linee guida per la prevenzione e il controllo, con un’attenzione particolare alla diagnosi tempestiva, come dimostrato anche dal recente potenziamento della formazione per i tecnici di laboratorio all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove nell’ultimo anno si sono verificati cinque casi di questa parassitosi, tutti legati a spostamenti internazionali. Il sistema di notifica, che pure ha mostrato qualche criticità nella distribuzione uniforme delle segnalazioni tra le diverse regioni, rimane fondamentale per intercettare prontamente eventuali episodi sospetti e per distinguere tra le forme contratte all’estero e i rarissimi casi autoctoni, la cui evenienza, come spiegato dagli infettivologi, è resa improbabile dalle condizioni igienico-sanitarie del paese, sebbene la recente scoperta in Salento della zanzara Anopheles sacharovi, vettore storicamente responsabile della trasmissione, abbia riacceso l’interesse della comunità scientifica per la sorveglianza entomologica.
Le cause del perdurare del rischio e le raccomandazioni per i viaggiatori
Il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, intervistato in merito al caso della ragazzina di Chioggia, ha voluto fugare facili allarmismi, sottolineando come la malaria non rappresenti una minaccia imminente per la salute pubblica in Italia, ma abbia ribadito con forza la necessità di un approccio consapevole quando si programma un viaggio verso paesi dove la malattia è endemica. La maggior parte delle infezioni registrate nel nostro paese, comprese quelle che purtroppo portano a conseguenze letali come il decesso avvenuto in Veneto a dicembre del 2024 per un uomo rientrato dal Congo, sarebbe evitabile con una corretta informazione e l’adozione delle profilassi raccomandate. I motivi del viaggio per i cittadini italiani che contraggono la malaria sono prevalentemente lavorativi, turistici o legati ad attività di volontariato, mentre per gli stranieri residenti in Italia prevale, come accennato, il ritorno breve nel paese di origine, una dinamica che espone questi soggetti a un rischio maggiore, spesso perché vivono in abitazioni senza protezioni anti-zanzara o perché sottovalutano la necessità di assumere farmaci preventivi.
L’adattamento dei patogeni e la risposta delle strutture sanitarie
I cambiamenti climatici e l’aumento dei flussi internazionali di persone e merci stanno modificando il panorama delle malattie infettive anche alle nostre latitudini, favorendo l’acclimatamento di patogeni un tempo considerati esotici. Come osservato dagli infettivologi dello Spallanzani di Roma, ci si deve abituare all’idea di ricevere, soprattutto nei mesi estivi, agenti patogeni che trovano nelle zanzare autoctone, come la ormai onnipresente zanzara tigre, dei vettori ideali per diffondersi, seppur per ora in forma di focolai limitati come accaduto per la Chikungunya in Veneto ed Emilia. Il caso della dodicenne di Chioggia, così come i cinque registrati a L’Aquila, testimoniano la necessità di mantenere alta la guardia e di potenziare la rete di sorveglianza, investendo nella formazione del personale e nella ricerca, affinché la diagnosi, come nel caso della piccola paziente trasferita a Padova, sia rapida e accurata per scongiurare l’evoluzione in forme gravi della malattia.
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