Dopo la rapina in banca a Napoli scatta la nuova truffa del finto carabiniere
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Redazione Interno
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Il momento in cui i tre malviventi, con indosso tute blu e il volto coperto da maschere, fanno irruzione nella filiale del Credit Agricole di piazza Medaglie d’Oro è stato immortalato dalle telecamere interne e diffuso in esclusiva dal Tg1. Quelle immagini, che ritraggono l’assalto messo a segno giovedì scorso nel cuore del Vomero, mostrano la determinazione dei banditi – poi fuggiti attraverso un cunicolo sotterraneo – mentre tenevano in ostaggio dipendenti e clienti. La banda, che gli investigatori stanno cercando di identificare anche grazie alla ricostruzione tridimensionale del tunnel realizzata dal geologo Gianluca Minin, ha agito scavando per settimane, forse mesi, partendo dalla rete fognaria per arrivare dritta sotto il caveau. Almeno quaranta, al momento, le cassette di sicurezza violate, anche se è probabile che il numero aumenti man mano che i titolari si recheranno in filiale per verificare la sorte dei propri averi. E proprio nell’onda lunga di questo clamore, fatta di servizi televisivi e pagine di cronaca, si inserisce un nuovo, subdolo tentativo di frode che i carabinieri stanno già monitorando.
Lo spoofing e il finto maresciallo: ecco come agisce il raggiro
Mentre gli inquirenti setacciano i cunicoli di Napoli alla ricerca di impronte digitali o degli attrezzi usati per lo scasso, dall’altra parte della città è partita una segnalazione che ha fatto scattare l’allarme. Nel pomeriggio di venerdì, una residente del quartiere collinare di Posillipo ha ricevuto una telefonata sul proprio smartphone. Dall’altra parte del ricevitore, un uomo dalla parlantina sicura si è qualificato come maresciallo dei carabinieri, sostenendo di essere direttamente impegnato nelle indagini relative alla maxi rapina. Il finto ufficiale, sfruttando l’ansia e la confusione generate dal colpo, ha cominciato a fare domande precise, chiedendo alla vittima se conservasse gioielli o ingenti somme di contanti nella propria abitazione. A rendere credibile l’inganno ci ha pensato una tecnica subdola: lo spoofing telefonico. I truffatori, infatti, sono riusciti a mascherare il proprio numero facendolo apparire sul display della donna come se fosse quello autentico della Stazione Carabinieri, un dettaglio che avrebbe tratto in inganno chiunque.
Il provvidenziale contro-scacco e la “banda del buco”
Fortunatamente per la vittima, e grazie anche a una pronta reazione che farebbe scuola, il raggiro si è arenato. La donna, insospettita nonostante il numero ufficiale comparisse a schermo, ha avuto la lucidità di affiancare alla conversazione una seconda chiamata. Utilizzando un altro telefono, ha contattato il numero unico per le emergenze 112, chiedendo conferma che un suo collega la stesse cercando. La Centrale Operativa, con un tempismo che ha sventato la truffa, ha smentito categoricamente il tutto, precisando che nessun militare in servizio aveva tentato di contattarla. Un comportamento, questo, che i veri carabinieri hanno subito sottolineato come esempio per evitare di cadere nella rete dei malintenzionati. Nel frattempo, le indagini sul colpo originale procedono senza sosta: gli investigatori stanno analizzando un generatore di corrente e alcuni attrezzi da scasso abbandonati nei cunicoli, cercando di risalire ai componenti di quella che già viene soprannominata la “banda del buco”.




