Truffa del finto carabiniere a Udine, arrestato un 55enne in flagranza
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Redazione Interno
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La telefonata, che molti riconoscerebbero come il preludio di una truffa ormai tristemente nota, è arrivata all’alba della settimana. Un uomo, spacciandosi per un militare dell’Arma in servizio presso il Comando Provinciale, ha chiamato un’anziana donna udinese di 81 anni chiedendo, con toni di urgenza istituzionale, di parlare con il marito. Il finto carabiniere, la cui voce era studiata per ispirare fiducia e preoccupazione, ha poi dirottato l’attenzione sulla donna stessa, mettendo in atto il classico schema che prevede, in un secondo tempo, l’arrivo di un complice a casa della vittima per ritirare denaro o beni di valore. Quello che l’uomo non poteva sapere, mentre metteva in scena la sua parte al telefono, era che i veri carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Udine, già allertati, stavano monitorando l’intera situazione e si apprestavano a intervenire.
Il blitz dei militari in borghese
La trappola, orchestrata dai militari dopo aver ricevuto la segnalazione o dopo aver individuato modelli sospetti di chiamate, si è chiusa poco dopo. Mentre l’anziana signora, convinta dalle rassicurazioni fasulle del malvivente, si preparava a consegnare i propri gioielli al sedicente collega dell’Arma in arrivo, sono invece giunti sul posto gli uomini in borghese. Hanno così tratto in arresto, colto in flagranza di reato, un 55enne di origini campane, il quale – come emerso – vantava precedenti penali specifici per lo stesso tipo di attività criminosa. L’arresto per truffa aggravata si è consumato senza resistenze, ponendo fine, almeno in questo caso, a un tentativo di raggiro che spesso, purtroppo, va a segno, causando danni economici e profondo turbamento, specialmente tra le persone più anziane.
Un modus operandi diffuso e pericoloso
La tecnica criminale, che non accenna a diminuire la sua diffusione, si basa sull’autorità fittizia che il truffatore si attribuisce e sul conseguente stato di ansia che induce nelle vittime designate. Spesso, come accaduto a Udine, il raggiro si articola in due fasi: una prima telefonata per “preparare il terreno” e creare un pretesto, come un furto di autovettura o la necessità di indagini, seguita dall’annuncio dell’invio di un altro finto militare a domicilio. La richiesta finale è sempre quella di consegnare contanti, preziosi o, in alcune varianti, anche i codici delle carte di credito, con la scusa di verificarne l’autenticità o di metterli al sicuro. A Volpiano, recentemente, l’amministrazione comunale ha dovuto perfino diramare un avviso pubblico per mettere in guardia i residenti, dopo una serie di segnalazioni di tentativi analoghi, dimostrando quanto il fenomeno sia capillare e insidioso.
L’importanza della prevenzione e della reazione
L’episodio udinese, conclusosi con l’arresto del truffatore, rappresenta un esempio positivo di efficacia investigativa e di prevenzione, sebbene non cancelli la necessità di una costante vigilanza. Le forze dell’ordine ribadiscono, in casi come questi, alcune regole fondamentali: un carabiniere vero non chiederà mai, per telefono o di persona, la consegna di denaro o oggetti di valore, né fornirà mai indicazioni per ritirarli. In caso di dubbi, l’unica mossa sicura è interrompere immediatamente la comunicazione e contattare direttamente, su un numero verificato, una stazione dei carabinieri o la questura per confermare la veridicità della richiesta. L’arresto del 55enne a Udine, per il quale è stata già convalidata la misura cautelare, mostra come la collaborazione tra cittadini allertati e forze dell’ordine pronte a intervenire possa tagliare alla radice tentativi di frode che sfruttano, in modo vile, la fiducia delle persone nelle istituzioni.




