Trump valuta accordi con Putin prima della fine della guerra in Ucraina
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Redazione Esteri
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Donald Trump valuta accordi economici con Vladimir Putin prima della fine della guerra in Ucraina, secondo quanto riportato dal New York Times sulla base di due fonti vicine ai colloqui. La proposta rappresenterebbe un possibile cambio di impostazione nei negoziati con Mosca, con l'ipotesi di utilizzare la cooperazione commerciale come strumento per favorire un'intesa sul conflitto.
L'amministrazione statunitense considera la possibilità di riaprire canali economici con la Russia anche prima di un accordo definitivo sulla guerra. L'idea nasce dalla convinzione che nuovi incentivi commerciali possano influenzare gli ambienti più rigidi vicini al Cremlino e creare condizioni favorevoli al dialogo diplomatico.
Tra i settori indicati per una possibile cooperazione figurano energia, investimenti e altri ambiti nei quali imprese americane e russe potrebbero tornare a collaborare. La strategia descritta dal New York Times si discosta dall'approccio basato esclusivamente sull'aumento della pressione economica e militare su Mosca per spingere Putin verso un compromesso.
Il progetto coinvolge anche il lavoro degli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner, impegnati nei contatti diplomatici con Mosca e Kiev. I colloqui hanno affrontato il tema di possibili soluzioni per sbloccare il negoziato, dopo mesi caratterizzati dall'assenza di un accordo tra le parti.
L'ipotesi di una maggiore cooperazione economica con Mosca arriva nello stesso momento in cui Washington ha mantenuto strumenti di pressione sulla Russia. Il presidente statunitense ha infatti firmato una legge che introduce nuove sanzioni contro settori strategici dell'economia russa, compresi energia e difesa, con misure rivolte anche alla flotta di petroliere utilizzata per aggirare le restrizioni esistenti.
Il tema delle sanzioni rappresenta uno dei principali nodi per qualsiasi futuro accordo commerciale. Le restrizioni ancora operative limitano infatti la possibilità di una piena ripresa dei rapporti economici e rendono complesso il passaggio da una politica di pressione a una fase di collaborazione.
All'interno dell'amministrazione americana non emerge una posizione uniforme sulla tempistica e sull'opportunità di offrire incentivi economici alla Russia prima della conclusione della guerra. Alcuni funzionari ritengono che concessioni anticipate possano ridurre la capacità di pressione sul Cremlino durante il negoziato.
Il confronto riguarda anche il rapporto tra diplomazia e interessi economici: da una parte l'idea di usare nuovi legami commerciali come leva negoziale, dall'altra il timore che una riapertura dei rapporti possa indebolire gli strumenti utilizzati per condizionare le decisioni russe.
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