La portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo orientale, la missione difensiva di Macron e lo scudo per Cipro dopo gli attacchi dall’Iran
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Redazione Esteri
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La portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle, ammiraglia della flotta francese, solca in queste ore le acque del Mediterraneo orientale, dispiegata a ridosso delle coste di Cipro come baluardo avanzato di una strategia europea che Parigi vuole nettamente “puramente difensiva”. La decisione del presidente Emmanuel Macron, concretizzatasi con l’invio del gruppo d’attacco composto da fregate e sottomarini, giunge all’indomani dell’allargamento del conflitto in Medio Oriente, dopo che i raid israelo-statunitensi contro l’Iran hanno innescato una serie di ritorsioni missilistiche da parte di Teheran, alcune delle quali hanno preso di mira la base britannica di Akrotiri, sull’isola cipriota. Ed è proprio attorno alla protezione di quel lembo di terra, il più orientale tra i membri dell’Unione, che si gioca una partita politica e militare di primo piano: “Quando Cipro viene attaccata”, ha dichiarato Macron nel corso della sua recente visita nell’isola, “è l’Europa ad essere attaccata”. Una frase, quella del capo dell’Eliseo, che suona come una linea rossa tracciata davanti all’espansionismo degli effetti del conflitto, con la necessità di garantire non solo l’integrità territoriale di uno Stato membro, ma anche la sicurezza delle rotte commerciali che da lì transitano.
Una risposta calibrata tra difesa europea e autonomia strategica
La missione della portaerei Charles de Gaulle, che naviga al largo di Creta con a bordo trenta caccia Dassault Rafale M e velivoli Awacs, non va letta come un’azione offensiva immediata, ma come il perno di un dispositivo più ampio che Parigi intende mettere in campo “una volta placati questi conflitti”. Il ragionamento di Macron, spiegato ai marinai incontrati a bordo insieme al capo di stato maggiore dell’esercito Fabien Mandon, è lineare: l’obiettivo, a guerra attenuata, sarà quello di scortare petroliere e portacontainer per riaprire lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia energetici più delicati al mondo, bloccato di fatto dalle ostilità e dalla minaccia dei missili e dei droni iraniani. L’Europa, e la Francia in particolare, dipendono da quei flussi di gas e petrolio, e l’idea di lasciare quelle rotte in balia degli eventi o della sola protezione statunitense non è più sostenibile per l’Eliseo, che pure tiene a rimarcare la propria autonomia di giudizio e di azione. La posizione francese, del resto, si distingue per una certa cautela formale, come ha ribadito lo stesso Macron parlando dall’Eliseo con il presidente ucraino Zelensky: “La Francia continuerà a dimostrare compostezza e calma”, ha detto, anche dopo la morte del sergente maggiore Arnaud Frion in un attacco a Erbil, in Iraq. Una compostezza che, però, non significa inerzia.
Lo schieramento navale e lo scudo per Cipro
Il dispositivo messo in acqua da Parigi è imponente e strutturato su più livelli. Oltre alla Charles de Gaulle, protetta da missili Aster e sistemi di guerra elettronica, la Marine Nationale ha mobilitato otto fregate missilistiche, due portaelicotteri classe Mistral e unità anfibie, distribuite tra il Mediterraneo orientale, il Mar Rosso e le vicinanze dello Stretto di Hormuz. In particolare, la fregata Languedoc e alcune unità di difesa aerea di terra sono state incaricate di contribuire alla protezione diretta di Cipro, dopo che droni Shahed hanno preso di mira installazioni nella zona. Non si tratta di una missione Nato, tengono a precisare a Parigi, ma di una iniziativa nazionale che potrebbe presto assumere una cornice europea più ampia. La Francia, infatti, ha già annunciato che contribuirà con due fregate all’operazione Aspides, la missione Ue nel Mar Rosso, e valuta di estendere quel modello di scorta difensiva anche al Golfo Persico. La decisione arriva mentre gli Stati Uniti di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, spingono per una coalizione internazionale più robusta e interventista, chiedendo a vari Paesi, inclusa la Francia, di inviare navi nello Stretto di Hormuz. Richieste che, al momento, Parigi ha declinato: il ministro degli Esteri francese ha confermato che la portaerei resterà nel Mediterraneo orientale e che la posizione resta “strettamente difensiva”, senza un coinvolgimento diretto nella campagna di bombardamenti guidata da Washington e Israele.
La complessa partita sullo Stretto di Hormuz
Dietro la prudenza lessicale di Macron si cela un nodo politico di non poco conto. Riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico delle petroliere significa, di fatto, sfidare il blocco imposto di fatto dall’Iran e dai suoi alleati, ma farlo in modo “pacifco e difensivo”, come ha tenuto a sottolineare il presidente, implica che l’iniziativa debba avvenire solo quando la fase più calda degli scontri diretti tra Israele, Stati Uniti e Iran si sarà esaurita. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire la libertà di navigazione e rifornire i mercati globali, ma le interlocuzioni diplomatiche sono complesse. Fonti francesi, pur non confermando trattative dirette con Teheran, hanno lasciato intendere che gli sforzi sono concentrati nel costruire una coalizione con partner europei, Canada e Paesi del Golfo, piuttosto che negoziare un lasciapassare con l’Iran a conflitto ancora aperto. Nel frattempo, la Charles de Gaulle incrocia nel Mediterraneo orientale, pronta a fungere da scudo e da deterrente, mentre l’Europa osserva e cerca di capire come proteggere le proprie infrastrutture energetiche senza farsi trascinare in un conflitto più grande. La morte del soldato Frion in Iraq, avvenuta nell’ambito di una missione internazionale contro il terrorismo, è un monito silenzioso dei rischi che corrono i militari dispiegati in una regione ormai incandescente, dove le linee tra difesa e offensiva sono sempre più sottili.
Description: La Francia schiera la portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo per difendere Cipro e preparare una missione di scorta nello Stretto di Hormuz. Le dichiarazioni di Macron.




