Antonio Albanese torna alla regia con "Lavoreremo da grandi", una black comedy notturna
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Da oggi, giovedì 5 febbraio, Antonio Albanese ritorna nelle sale, non solo come interprete ma anche nel ruolo di regista, con Lavoreremo da grandi. Il film, una commedia dall’anima nera che vede al suo fianco Giuseppe Battiston, racconta l'avventura concentrata in una sola notte di quattro personaggi definibili, senza troppi giri di parole, degli scappati di casa. L’idea di base, come ha spiegato lo stesso Albanese in diverse interviste rilasciate in occasione dell’uscita, è semplice e per questo rischiosa: costruire una narrazione comica che si dipana nell’arco di poche ore, costringendo i protagonisti a confrontarsi senza possibilità di fuga, in un crescendo di situazioni assurde e inaspettate. La trama, che si sviluppa nel Nord Ovest italiano, sembra proseguire idealmente il discorso sulla provincia iniziato con Le città di pianura, sebbene con un tono che l’autore non esita a definire più trasgressivo, puntando su una comicità amara e fulminea.
Un ritorno dietro la macchina da presa
Dopo qualche anno di assenza dalla regia, Albanese ha scelto di tornare a dirigere con un progetto che ha definito, parlando con Fabio Falzone nel programma Effetto Notte in onda su Tv2000, il suo film più trasgressivo. Nell’intervista, andata in onda venerdì 6 febbraio, l’artista ha anche anticipato di stare già lavorando alla creazione di un nuovo personaggio, senza tuttavia aggiungere ulteriori dettagli. L’obiettivo dichiarato, come ha ribadito in un altro colloquio, era quello di far affezionare il pubblico a un gruppo di figure maschili descritte come "tenere e assurde", immerse in una vicenda che azzanna l’inaspettato trasformandolo nel fulcro della risata. Un equilibrio delicato, quello tra amarezza e comicità, che costituisce la cifra stilistica dell’opera.
La struttura narrativa e il ritmo
La scelta di ambientare l’intera vicenda in una notte non è casuale, ma rappresenta una scommessa precisa sul ritmo e sulla tensione narrativa. I quattro protagonisti, uomini di mezza età e giovani disintegrati, vengono travolti da eventi imprevedibili mentre navigano tra alcol e un vago, forse irraggiungibile, desiderio di riscatto. Albanese, parlando del film, ha sottolineato come la società contemporanea viva perennemente "a un quarto d’ora dall’esaurimento nervoso", suggerendo che la risata in sala non sia un semplice svago, ma quasi un atto necessario di resistenza. Il film si propone dunque come una scintilla, matta e irriverente, che cerca di accendere questa reazione nello spettatore, coinvolgendolo nelle disavventure di personaggi ai margini.
Il tono e le aspettative
Sebbene le premesse narrative richiamino alla memoria il successo indipendente di Le città di pianura, Lavoreremo da grandi tenta di tracciare una propria strada, spingendosi su un terreno comico più marcato e grottesco. La black comedy, genere di non facile gestione, diventa qui il veicolo per esplorare la tenerezza nascosta in dinamiche maschili spesso goffe e disfunzionali, senza mai cedere alla retorica o al facile sentimentalismo. Il risultato, stando alle prime impressioni, è un incrocio amaro e irresistibile, che mette alla prova la capacità del cinema italiano di raccontare il disagio senza perdere il sorriso, concentrandosi su fatti e situazioni più che su giudizi morali o facili conclusioni.




