Trump sull'operazione israeliana a Gaza: "Valuteremo eventuali violazioni della tregua"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'amministrazione Trump sta esaminando con attenzione le circostanze dell'uccisione di un alto comandante di Hamas a Gaza, operazione che ha riacceso le polemiche sul rispetto dell'intesa di cessate il fuoco mediata a inizio ottobre. Fonti della Casa Bianca, che chiedono di rimanere anonime, hanno rivelato come sia stato inviato un messaggio privato di forte critica al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, considerando l'azione militare una palese violazione degli accordi. Il presidente Donald Trump, tuttavia, ha successivamente preferito smarcarsi da quelle indiscrezioni, ribadendo pubblicamente la solidità del rapporto con il leader israeliano, anche se non ha escluso un approfondimento dei fatti. "Valuteremo se Israele ha violato la tregua", ha affermato Trump, delineando una posizione ufficiale che per il momento sembra voler conciliare la pressione diplomatica con la necessità di non minare un alleato strategico in una fase delicatissima.
La morte del comandante e le reazioni
Al centro della controversia vi è la figura di Raed Saad, descritto dalle autorità israeliane come uno degli ultimi militanti veterani di alto rango ancora presenti nella Striscia di Gaza. Le Brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas, hanno confermato la sua uccisione in un attacco aereo israeliano, definendolo un "assassinio" e una gravissima violazione dell'accordo di cessate il fuoco che era stato sancito il 10 ottobre. Il gruppo palestinese, dal canto suo, ha denunciato senza mezzi termini l'operazione, sostenendo che "tutte le linee rosse sono state superate" e avvertendo che Israele, attraverso questi assassinii mirati, starebbe di fatto imponendo una nuova e pericolosa fase di conflitto. Una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni e che riafferma il diritto a una risposta, seppur senza specificarne immediatamente i tempi e le modalità.
Le frizioni tra Washington e Gerusalemme
Secondo quanto riportato da alcune testate giornalistiche statunitensi, la frustrazione verso Netanyahu all'interno dell'amministrazione Trump sarebbe palpabile e condivisa da figure di primo piano. Il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e il consigliere senior Jared Kushner avrebbero espresso, seppur attraverso canali non ufficiali, un evidente disappunto per le decisioni del governo israeliano, giudicate avventate e controproducenti per la stabilità regionale. Queste tensioni, che affiorano periodicamente nonostante la pubblica dimostrazione di unità tra i due leader, rivelano le difficoltà nel gestire una tregua sempre più fragile, dove ogni azione militare, per quanto circoscritta, rischia di innescare un escalation dalle conseguenze imprevedibili. Una dinamica, questa, che costringe la diplomazia americana a un continuo lavoro di bilanciamento tra la condanna delle violazioni e il sostegno politico a un partner fondamentale.




