La vedova Navalny: "Analisi indipendenti confermano l'avvelenamento"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Yulia Navalnaya, in un video diffuso attraverso i propri canali, ha dichiarato di possedere le prove inconfutabili che il marito, Alexei Navalny, sia stato avvelenato mentre si trovava detenuto nella colonia penale siberiana. L’annuncio, che rilancia con forza le accuse già circolate nelle scorse settimane, si basa sui referti di due laboratori esteri i quali, analizzando dei campioni biologici fatti pervenire loro clandestinamente, avrebbero confermato in modo indipendente la presenza di agenti tossici.

L’oppositore più celebre del Cremlino, la cui morte era stata annunciata lo scorso 16 febbraio, stava scontando una condanna a diciannove anni di reclusione per una serie di imputazioni che osservatori internazionali hanno sempre definito pretestuose e politicamente motivate. La notizia della scomparsa, giunta dal penitenziario di massima sicurezza di Kharp, aveva immediatamente sollevato un velo di sospetti a livello globale, ora alimentati dalle rivelazioni della vedova.

Navalnaya, senza specificare i Paesi coinvolti per ovvie ragioni di sicurezza, ha spiegato di essere riuscita a far uscire dalla Russia del materiale organico del consorte, sottoponendolo a perizie specialistiche al di fuori dei confini nazionali. "Questi risultati", ha affermato con decisione, "hanno un'importanza pubblica fondamentale e devono essere conosciuti da tutti; abbiamo il diritto di sapere cosa sia realmente accaduto".

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