Autopsie Pietracatella: le conclusioni confermano l'avvelenamento da ricina

Autopsie Pietracatella: le conclusioni confermano l'avvelenamento da ricina
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono state depositate in Procura le conclusioni del collegio medico-legale, coordinato dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, che confermano quanto già emerso nelle scorse settimane: Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, sono morte per intossicazione acuta da ricina. La relazione completa, con tutti gli allegati e le firme dei consulenti, sarà trasmessa nei prossimi giorni, ma l'esito delle autopsie rappresenta già un punto fermo per l'inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella, in provincia di Campobasso.

La Procura di Larino ha disposto la sospensione del deposito della consulenza tecnica in attesa dell'elaborato definitivo, una scelta processuale formalizzata il primo luglio per consentire alle parti di esaminare un documento completo e formulare eventuali controdeduzioni.

Un quadro tecnico che si è consolidato

I primi riscontri sulla presenza del veleno erano già emersi ad aprile, quando l'Istituto Maugeri di Pavia, diretto dal professor Carlo Locatelli, aveva depositato gli esiti degli studi sui campioni biologici delle due vittime, parlando di un "elevato grado di probabilità tecnico-scientifica" in merito a un'esposizione acuta a ricina. Secondo il comunicato della procuratrice Elvira Antonelli, il quadro clinico-analitico era già stato ritenuto compatibile con un'intossicazione da quella tossina, in attesa della conferma autoptica.

Ora le conclusioni del collegio, dopo mesi di analisi sui tessuti e sugli organi, hanno messo nero su bianco la causa del decesso, chiudendo un capitolo fondamentale dell'indagine. Il professor Locatelli aveva già chiarito che, anche se le due donne fossero rimaste in ospedale senza essere dimesse, il decorso non sarebbe cambiato, perché per la ricina non esiste antidoto; un elemento che potrebbe alleggerire la posizione dei cinque medici del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso indagati per omicidio colposo.

Il ruolo del Robert Koch Institut di Berlino

Mentre la Procura attende la relazione definitiva, i campioni biologici e alimentari sequestrati nell'abitazione della famiglia Di Vita sono già stati inviati al Robert Koch-Institut di Berlino, dove gli esperti tedeschi dovranno verificare in modo indipendente gli esiti delle consulenze italiane. Si tratta di circa settanta reperti, tra alimenti, indumenti e altri oggetti, che saranno analizzati con tecniche particolarmente avanzate, capaci di individuare tracce di ricina anche a distanza di molti mesi dall'esposizione.

Le verifiche sono affidate al direttore del Centro per i rischi biologici e i patogeni speciali del Robert Koch Institut, Christian Herzog, e alla ricercatrice Sylvia Worbs, specializzata nello studio delle tossine biologiche, affiancati dal tossicologo italiano Luca Morini. La Procura ha concesso novanta giorni per il deposito della consulenza tedesca, ma il cronoprogramma punta a chiudere gli accertamenti principali entro fine luglio, mentre per agosto è previsto un nuovo sopralluogo nella casa di via Risorgimento, alla presenza congiunta degli investigatori italiani e tedeschi.

Tre sospettati, nuovi testimoni e una pista sulle piante di ricino

Il quadro investigativo si sta facendo più stretto. Gli investigatori lavorano su tre sospettati e stanno ascoltando nuovi testimoni, mentre approfondiscono un viaggio all'estero compiuto da persone vicine alla famiglia, senza però che al momento siano emersi elementi decisivi su questo fronte. La pista che potrebbe rivelarsi determinante riguarda la geolocalizzazione delle piante di ricino presenti nel territorio di Pietracatella, con l'obiettivo di verificare se il veleno possa essere stato estratto da una di esse.

Una pianta di ricino è già stata rinvenuta nelle vicinanze dell'abitazione, e gli accertamenti dovranno stabilire se esista un collegamento con la tossina che ha ucciso madre e figlia. Sebbene le autopsie abbiano rilevato il principio attivo della ricina, non hanno potuto stabilire l'origine della sostanza, ovvero se sia stata prodotta artigianalmente o sintetizzata in laboratorio; un nodo che i laboratori di Berlino potrebbero contribuire a sciogliere.

L'ombra della frattura familiare e il favoreggiamento

Tra gli sviluppi più significativi delle ultime settimane c'è l'iscrizione nel registro degli indagati per favoreggiamento di un'amica di Antonella Di Ielsi. La donna, sentita più volte come persona informata sui fatti, avrebbe negato di essere a conoscenza di tensioni e dissidi all'interno della famiglia Di Vita, dichiarazioni poi smentite dall'analisi delle chat e dei messaggi recuperati dagli smartphone delle vittime.

Secondo quanto emerso, Antonella aveva manifestato la ferma intenzione di chiedere il divorzio dal marito Gianni Di Vita, cercando aiuto per mettersi in contatto con un avvocato matrimonialista. La Procura contesta all'amica di aver ostacolato le indagini, celando un aspetto di vita privata che gli inquirenti considerano potenzialmente decisivo per individuare il movente.

Le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile di Campobasso, continuano a concentrarsi sull'ambito familiare, con l'esame dei dispositivi elettronici sequestrati e il confronto tra le oltre cento testimonianze raccolte e i dati estratti dai router della casa, che potrebbero conservare log di connessione utili a verificare quali dispositivi si siano collegati alla rete wifi domestica nei giorni cruciali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.