Pietracatella, avvelenamento con ricina: due i sospettati nella cerchia familiare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giallo di Pietracatella, il piccolo centro molisano che nei giorni di Natale del 2025 ha visto spegnersi la vita di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, si arricchisce di un nuovo, decisivo capitolo. Gli inquirenti, dopo mesi di accertamenti incrociati – tra reperti tossicologici, dichiarazioni raccolte e attività digitale – hanno circoscritto il perimetro dei sospetti. La pista familiare, già da settimane al centro delle attenzioni della Squadra Mobile di Campobasso, resta quella privilegiata; anzi, secondo le ultime ricostruzioni, il numero dei potenziali responsabili si sarebbe ridotto sensibilmente. Sarebbero due, forse addirittura soltanto due, le persone sulle quali si concentra ora il lavoro degli investigatori.

Il duplice interrogatorio in questura e le convocazioni ripetute

Ieri, negli uffici della questura di Campobasso, si è tenuta una nuova audizione che ha coinvolto Salvatore e Luigi Di Ielsi, rispettivamente padre e fratello di Antonella. Per loro si è trattato del terzo confronto con gli uomini della Squadra Mobile; un segnale inequivocabile della volontà di verificare ogni particolare, ogni movimento, ogni parola pronunciata nelle settimane precedenti la tragedia. Non solo: Laura Di Vita, cugina di Gianni – quest’ultimo padre di Sara e marito di Antonella – sarà riconvocata nei prossimi giorni per la quarta volta. Una mole di interrogatori che lascia intendere come il cerchio si stia stringendo attorno a pochi, specifici individui, tutti legati da un filo parentale stretto alle vittime.

L’avvelenamento durante le festività e l’ombra della ricina

Le due donne, Antonella e Sara, morirono il 27 e il 28 dicembre, dopo aver manifestato i primi sintomi la mattina di Natale. L’ipotesi più accreditata, suffragata dagli esami tossicologici, è che abbiano ingerito cibi contaminati con ricina – una tossina potentissima estratta dai semi di ricino – tra il 24 e il 26 dicembre. Quello che inizialmente era stato considerato un possibile errore medico – i sanitari del pronto soccorso avevano infatti rimandato a casa le due pazienti – ha progressivamente perso rilevanza. Le attenzioni si sono spostate altrove. E cioè su chi avesse potuto somministrare quella sostanza, con quali mezzi e, soprattutto, con quale movente.

Chat, forum e acquisti online: il filo digitale degli indizi

Un aspetto dell’inchiesta che sta rivelando una rilevanza inaspettata riguarda l’attività su internet. La Squadra Mobile sta passando al setaccio decine di chat online – alcune delle quali attive per mesi su forum specializzati – dove si discuteva diffusamente della ricina. Domande tecniche, quasi sospette nella loro precisione: «L’acquisto di grandi quantità di semi di ricino online è tracciabile? Può essere segnalato alle autorità doganali se a ordinarli è un privato?». Ebbene, secondo gli investigatori, questi messaggi sarebbero partiti sempre dagli stessi due nickname, ricorrenti nelle conversazioni. Un elemento che aggiunge consistenza alla pista familiare, perché quei due pseudonimi digitali sarebbero riconducibili proprio ad altrettante persone della cerchia ristretta delle vittime.

Due sospettati, nessun nome ufficiale e l’attesa per gli sviluppi giudiziari

Al momento, gli inquirenti non hanno ancora formalizzato alcuna accusa. Ma gli indizi – incrociando dichiarazioni di amici e parenti, risultati delle analisi, chat, movimenti bancari e acquisti online – si sono addensati. La scelta di non divulgare i nomi dei due principali sospettati è dovuta alla delicatezza della fase delle indagini, ancora in corso. Quel che appare ormai chiaro, agli osservatori più attenti, è che la strage domestica di Pietracatella – due persone dello stesso nucleo familiaro morte nello spazio di poche ore – sia stata opera di mani non anonime, bensì vicine. Forse, fin troppo vicine.

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