Il volo dal settimo piano e il silenzio di un sistema: i funerali di Giosuè, il bambino autistico morto a Bari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quartiere San Paolo, a Bari, si è stretto attorno a una piccola bara bianca, quella di Giosuè – detto Bibi – il bambino di sette anni precipitato dal balcone di una casa popolare in via Leotta, dove viveva con la madre e il fratellino più piccolo. La cerimonia funebre, celebrata nel pomeriggio nella chiesa della Divina Provvidenza, ha chiuso una vicenda apertasi la sera del 15 aprile, quando il piccolo è arrivato in arresto cardiaco al Pronto soccorso del Policlinico di Bari. I medici, nonostante i tentativi di rianimazione, non hanno potuto che constatarne il decesso intorno alle 23; le ferite riportate nella caduta – un volo di molti metri dal settimo piano – si erano rivelate troppo gravi per lasciargli scampo.

La dinamica della tragedia e la presenza della madre

Secondo una prima ricostruzione, Giosuè, che era affetto da autismo, stava giocando sul balcone insieme al fratellino, quando sarebbe improvvisamente precipitato nel vuoto. Alcuni vicini di casa hanno udito il tonfo e hanno dato l’allarme, precedendo l’arrivo del personale del 118. In casa, al momento della caduta, era presente la madre; nessun altro adulto si trovava nell’appartamento, visto che il padre del bambino è attualmente detenuto. Il fratellino più piccolo, che giocava con lui, è stato miracolosamente salvato, ma non è stato reso noto se abbia assistito direttamente alla caduta o se abbia dato l’allarme per primo. La procura di Bari ha aperto un’inchiesta per fare luce sulla dinamica: si cercherà di stabilire se il parapetto del balcone fosse a norma, se vi fossero misure di sicurezza adeguate e, soprattutto, se la sorveglianza della madre possa essere stata in qualche modo carente. Non si esclude, al momento, nessuna ipotesi, nemmeno quella di un tragico incidente domestico.

L’occupazione della casa popolare e le condizioni della famiglia

L’appartamento al settimo piano della palazzina – un alloggio di edilizia popolare – era stato occupato dalla madre tempo fa, dopo che l’assegnatario originario era morto lasciandolo vuoto. Una pratica, quella dell’occupazione abusiva di case popolari, purtroppo non rara nel quartiere San Paolo, dove la cronaca ha spesso registrato situazioni di grave disagio abitativo e sociale. La famiglia di Giosuè, tra l’altro, viveva in condizioni di fragilità economiche e assistenziali; la nonna del bambino, stando a messaggi audio diffusi in seguito, avrebbe per tre anni implorato aiuti e interventi da parte dei servizi sociali, senza mai ricevere risposte concrete. Questa richiesta d’aiuto, rimasta inascoltata, getta ora un’ombra lunga sulle responsabilità istituzionali: un sistema che, come molti osservatori hanno notato, appare strutturalmente inadeguato a sostenere famiglie con minori autistici o con disabilità.

L’autismo, le barriere e il silenzio delle istituzioni

La vicenda di Giosuè non è solo una cronaca nera, sebbene lo sia tragicamente: è anche il racconto di un fallimento collettivo. Il bambino, diagnosticato autistico, necessitava di cure e attenzioni particolari; eppure, la madre si è trovata da sola a gestire due figli piccoli, in una casa popolare al settimo piano, senza alcuna rete di sostegno. Non si conoscono i dettagli degli eventuali piani terapeutici individualizzati o degli interventi educativi domiciliari che gli sarebbero spettati per legge. Quel che è certo è che il piccolo, mentre giocava a Spiderman – come si è appreso da alcuni racconti informali – ha superato il limite del balcone, e nessuno ha potuto trattenerlo. I funerali di oggi, dunque, portano con sé non solo il dolore di una perdita inspiegabile, ma anche la domanda scomoda: quanti altri Giosuè sono appesi a un parapetto, in attesa che qualcuno li veda davvero?

Le indagini e l’autopsia: cosa accadrà adesso

I pm baresi hanno disposto il sequestro della salma e dell’appartamento; nei prossimi giorni verrà eseguita l’autopsia sul del bambino per accertare eventuali lesioni non compatibili con una semplice caduta accidentale. Gli inquirenti stanno già ascoltando i vicini di casa e i parenti, e acquisiranno la documentazione sanitaria relativa alla diagnosi di autismo e alle eventuali segnalazioni ai servizi sociali. Se emergeranno profili di negligenza – ad esempio, se fosse provato che la madre non vigilava adeguatamente o che le istituzioni avevano ricevuto e ignorato allarmi precisi – si potrebbero configurare ipotesi di reato come l’abbandono di minore o, in casi estremi, l’omicidio colposo. Al momento, nessuno è indagato. La priorità, per la Procura, è ricostruire gli ultimi istanti di vita del piccolo, quelli in cui un gioco sul balcone si è trasformato in una tragedia senza appello.

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