L'omicidio di Marco Mameli, un fermo dopo mesi di attesa
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Redazione Interno
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La fidanzata di Marco Mameli, Cristina Amadori, ha affidato a Instagram il proprio strazio dopo la recente svolta nelle indagini sulla morte del giovane, avvenuta lo scorso primo marzo a Bari Sardo durante una festa di Carnevale. «Marco merita che la sua storia non venga dimenticata», ha scritto, sottolineando come un piccolo passo avanti nelle indagini, sebbene atteso per mesi, non possa cancellare un dolore che definisce eterno e un'angoscia che non si placa. Le sue parole, che riecheggiano un lutto ancora vivido, ricordano con cruda efficacia l'irreparabilità di una perdita che nessun procedimento giudiziario potrà mai sanare.
La svolta investigativa, annunciata dalla Questura di Nuoro, si è concretizzata con l’arresto di un 27enne di Girasole, Giampaolo Migali, accusato dell'omicidio del 22enne di Ilbono. L’uomo, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, si era autoaccusato in passato del ferimento di un altro giovane, Andrea Contu, sempre durante la lite scoppiata quella stessa notte e che sarebbe poi culminata nella morte di Mameli. Le indagini della Squadra Mobile, supportate da testimonianze decisive e dalle riprese delle telecamere, hanno portato il Gip di Lanusei a emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura della Repubblica.
Il fatto, che ha sconvolto la quiete del paese ogliastrino, viene ricordato da chi era presente quella sera. Il racconto di una barista dipinge gli ultimi, tragici momenti di serenità di Marco, descrivendo un giovane felice prima che la situazione degenerasse in modo irreversibile. Si parla dell’uso di spray al peperoncino, di una rissa improvvisa e di un epilogo drammatico che ha spento una vita. A distanza di mesi, nelle calde strade di Bari Sardo, la notizia dell’arresto è stata accolta con un sospiro di sollievo, un primo segnale di giustizia per una ferita collettiva ancora aperta.




