Omicidio a Bari Sardo, le ultime ore di Marco Mameli e l'arresto del presunto assassino
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Redazione Interno
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Un messaggio WhatsApp, inviato poco prima della tragedia a un amico, e un gesto di solidarietà verso Andrea Contu, il quale versava già in uno stato di difficoltà dopo che qualcuno gli aveva spruzzato dello spray al peperoncino agli occhi: sono questi, secondo quanto emerge dall’ordinanza della Procura di Lanusei, gli ultimi, concitati istanti di vita di Marco Mameli, il 22enne di Ilbono ucciso la notte del primo marzo durante i festeggiamenti di Carnevale a Bari Sardo. Proprio quel gesto di soccorso all’amico in difficoltà, un atto di generosità che lo portò a intervenire, sarebbe all’origine del fatale diverbio con Paolo Migali, il 28enne di Girasole poi arrestato con l’accusa di omicidio volontario.
L’interrogatorio di garanzia dell’indagato, che attende di essere sottoposto al rito davanti al giudice, dovrebbe svolgersi oggi nel carcere di Lanusei, dove Migali è attualmente detenuto. La ricostruzione degli inquirenti, la quale si basa su una corposa raccolta di elementi probatori, dipinge un quadro preciso della dinamica: la lite, scoppiata per futili motivi tra Andrea Contu e Migali, ha preceduto il gesto estremo. Mameli, accortosi che l’amico era stato reso inerme dallo spray urticante, è intervenuto per aiutarlo, finendo così nel mirino del suo aggressore.
L’indagine, che ha portato all’emissione di un’ordinanza cautelare, ha dovuto fare i conti con quello che le fonti investigative descrivono come un tentativo di intralciare l’attività degli inquirenti, attraverso la possibile sottrazione di prove e il tentativo di influenzare i racconti di alcuni testimoni. A questo proposito, un ruolo determinante è stato svolto dalla tenacia della famiglia della vittima, in particolare dal padre Andrea, il quale ha registrato diverse conversazioni con alcuni amici di Migali, contribuendo in maniera significativa a consolidare il quadro accusatorio.




