Forfettari, il nodo del 2025 è la tassazione dei rimborsi spese

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si avvicina il momento dei bilanci per i professionisti e i piccoli imprenditori che operano nel regime forfettario, i quali, mentre preparano i conti per la dichiarazione dei redditi, si trovano a dover sciogliere un dilemma fiscale di non poco conto. L’enigma, che assume particolare rilevanza per l’esercizio in chiusura, riguarda l’imponibilità delle somme che, corrisposte dal cliente a Titolo di rimborso per spese sostenute e fatturate in modo analitico, finiscono per aumentare il volume dei ricavi percepiti. Una questione spinosa, questa, poiché la corretta qualificazione di tali somme può determinare, in certi casi, il superamento della soglia di reddito massimo consentita, che per il 2025 si attesta a 85.000 euro. La conseguenza, qualora il limite venisse oltrepassato, sarebbe l’obbligatoria fuoriuscita dal regime agevolato a partire dal primo giorno dell’anno successivo, con tutte le complicazioni contabili e i maggiori oneri che ne deriverebbero.

Fuoriuscita dal forfettario: regole diverse a seconda del momento

La verifica del mantenimento dei requisiti, attività di autocontrollo che il contribuente è tenuto a porre in essere con scrupolo, presenta infatti dinamiche differenti a seconda del periodo in cui il tetto viene superato. Se l’eccesso avviene nel corso dell’anno solare, il regime cessa immediatamente, costringendo a una contabilità separata per la parte restante del periodo d’imposta. Diverso è, invece, il caso in cui il superamento si accerti soltanto a consuntivo, al momento della chiusura dei conti: in questa evenienza, la fuoriuscita scatterà a partire dal primo gennaio dell’anno successivo, consentendo una transizione più ordinata verso il regime ordinario. Una distinzione non di poco conto, che rende ancora più cruciale un’attenta pianificazione e una meticolosa registrazione di ogni voce di entrata, compresi i rimborsi, per evitare sorprese sgradevoli.

Il perimetro si allarga: più ingressi possibili nel 2026

Se da un lato alcuni rischiano di uscire, dall’altro le prospettive per nuovi ingressi nel forfettario appaiono invece in espansione. La conferma, per il prossimo anno, della soglia di 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente o pensione quale limite per l’accesso, estende infatti il perimetro dei potenziali beneficiari. Tale conferma, in particolare, apre una porta importante a coloro i quali, avendo optato per il regime ordinario in passato, si trovano ancora nel primo triennio di permanenza obbligatoria: per costoro, contrariamente a quanto previsto in precedenza, sarà possibile passare immediatamente al forfettario a partire dal 2026, senza dover attendere il compimento del triennio. Una semplificazione che, nelle intenzioni del legislatore, dovrebbe favorire l’adesione a un regime considerato volano per l’imprenditorialità.

I tre paletti per la tassazione agevolata al 5%

Resta fermo, per chi rimane o riesce ad accedere al regime, il vantaggio principale della tassazione con aliquota al 5%, applicabile per i primi cinque anni di attività. Un beneficio che, tuttavia, non è scontato e per conservarlo bisogna rispettare tre paletti fondamentali. Il primo riguarda, come noto, il già citato limite dei ricavi, che non può superare gli 85.000 euro annui. Il secondo vincolo attiene alla natura dell’attività svolta, che non deve configurarsi come esercizio di arte o professione abituale, ma piuttosto come lavoro autonomo occasionale o impresa individuale. Infine, il terzo requisito è di carattere soggettivo, poiché l’agevolazione è riservata a coloro che non svolgano, in via prevalente, attività di consulenza o intermediazione. Solo rispettando tutti questi parametri, il forfettario potrà continuare a beneficiare di una fiscalità alleggerita, in un quadro normativo che, pur nel suo dinamismo, cerca di offrire certezze a una fetta significativa del tessuto produttivo nazionale.

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