Darderi: «Non so come ho fatto, non mi sentivo bene»
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Redazione Sport
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L’aria pesante del Foro Italico, quella che nei giorni di pioggia imminente rende il rosso della terra ancora più carico di aspettative, ha assistito ieri a una delle rimonte più improbabili di questa edizione degli Internazionali BNL d’Italia. Luciano Darderi, italo-argentino di ventidue anni, si è preso i quarti di finale – un traguardo che nessuno, forse neppure lui, avrebbe saputo immaginare prima dello scambio decisivo – annullando quattro match point contro Alexander Zverev, numero tre del ranking mondiale e testa di serie numero due del torneo. Il punteggio finale, un rovescio schiacciante di emozioni, recita 1-6, 7-6, 6. Ma a raccontare la sostanza ci ha pensato direttamente il protagonista al termine della sfida: «Non so come ho fatto. All’inizio non mi sentivo bene». Parole spoglie di retorica, quelle di un ragazzo che ha trasformato il malessere fisico in una delle imprese più memorabili della sua carriera.
La rimonta su Zverev e i fantasmi del primo set
Il primo parziale è stato un disastro tattico, quasi una formalità per il tedesco che già si vedeva agli ottavi con il passo leggero del favorito. Darderi, dal canto suo, appariva contratto, fuori tempo sui colpi di rovescio e in difficoltà nel reggere lo scambio da fondo. Eppure – proprio quando la partita sembrava già scritta nei verbali della cronaca – qualcosa è cambiato nel secondo set. «Ho cercato di mettergli pressione nella parte finale del secondo set, ho visto che era molto nervoso», ha spiegato l’azzurro. E quella pressione, aggiunta ai quattro match point annullati (uno dei quali, ha ammesso più tardi, «pensavo fosse l’unico, invece erano quattro»), ha ribaltato la gerarchia del campo. Zverev, reduce da un 2024 complicato e da un 2025 in cui non ha ancora ritrovato la continuità dei tempi migliori, si è sfaldato emotivamente, concedendo un terzo set che è stato un monologo: 6-0 in meno di mezz’ora.
Il pubblico romano come fattore emotivo decisivo
Darderi non ha nascosto il ruolo che il pubblico ha avuto in questa rimonta, anzi lo ha indicato quasi come il vero compagno di doppio. «In un altro torneo probabilmente avrei mollato, ma con questa gente che mi spingeva è tutto diverso». Una frase che suona come una confessione, più che come una dichiarzione di circostanza. Il centrale, seppure non gremito come per le partite di Jannik Sinner, gli ha trasmesso quella spinta supplementare che trasforma un tennista in difficoltà in un giocatore capace di ribaltare l’evidenza statistica. Per lui, che mai aveva battuto un top 10 prima di ieri, ogni punto conquistato diventava un piccolo atto di sfida alle proprie stesse sensazioni fisiche, mai del tutto allineate con la prestazione.
La partita più emozionante di una carriera ancora giovane
Uscito dal campo tra le lacrime – non quelle della sconfitta, ma quelle di chi non riesce a credere a ciò che ha appena compiuto – Darderi ha definito questa sfida «la più bella ed emozionante della mia carriera». Un’affermazione che pesa doppiamente se si considera il percorso dell’italo-argentino, cresciuto tra l’Argentina e l’Italia, e che ora si trova a condividere il palcoscenico romano con il numero uno del mondo Sinner. Nessun paragone, però, è stato evocato dal diretto interessato: piuttosto, la consapevolezza di aver scavalcato un confine personale. Il suo ranking, ancora lontano dai primi dieci, riceve da questa vittoria un credito immateriale difficile da quantificare. Ai quarti di finale lo aspetta Jodar, un’altra occasione per dimostrare che l’impresa non è stata un fulmine a ciel sereno.




