Napoli, appello per la cittadinanza onoraria ai registi di “Naza”: «Sono sotto attacco»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Marisa Laurito non ha usato mezzi termini nel rilanciare la richiesta al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, perché il Comune conceda la cittadinanza onoraria a Yuval Abraham e Rachel Szor. I due registi israeliani, autori del documentario “Naza”, sono al centro di una vicenda che intreccia il successo di pubblico nelle sale italiane con le ritorsioni annunciate dal governo di Benjamin Netanyahu. L’appello, diffuso nelle scorse settimane, ha raccolto sottoscrizioni eccellenti: da Sergio Rubini a Rocco Barocco, passando per Luciano Stella, Laura Boldrini e Arturo Scotto.
La richiesta non è soltanto un gesto simbolico, perché arriva mentre su Abraham e Szor pende la minaccia di vedersi revocata la cittadinanza israeliana per mano del ministro della Cultura Miki Zohar.
Un successo che ha sorpreso le sale
Il documentario, premiato con il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, ha superato ogni previsione distributiva. Partito in Italia con una programmazione evento di soli tre giorni, “Naza” ha incassato oltre tre milioni di euro in una settimana, sfondando il muro delle 400mila presenze e costringendo la distribuzione a prolungarne la permanenza in sala. Numeri che collocano il film in cima alla classifica del box office nazionale, un risultato raro per un’opera non fiction su un tema tanto drammatico.
Il titolo stesso, “Naza”, riprende il gergo militare israeliano per indicare i danni collaterali stimati prima di un attacco.
Le proiezioni sospese nei Paesi Bassi
Mentre in Italia il film continua a richiamare spettatori, nei Paesi Bassi le sale hanno accolto la richiesta degli stessi registi di sospendere le proiezioni previste per il 6, 7 e 8 ottobre. La decisione, riportata dal quotidiano Het Parool, è legata alle minacce ricevute dalle famiglie dei due filmmaker. Un portavoce del distributore olandese ha spiegato che la rabbia è diretta in particolare contro l’uscita del film a ridosso del terzo anniversario dell’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, evento che ha provocato quasi 1200 vittime.
Non si tratta di una censura, ma di una misura precauzionale richiesta dagli autori stessi per evitare che le proiezioni diventino occasioni di scontro.
Il documentario e le sue testimonianze
“Naza” è costruito sulle testimonianze di 24 soldati e membri dell’intelligence israeliana, intervistati in forma anonima durante conversazioni notturne sui tetti di Tel Aviv. I racconti descrivono i sistemi tecnologici, compresi strumenti di intelligenza artificiale, utilizzati per individuare gli obiettivi nella Striscia di Gaza e il peso attribuito alle possibili vittime civili.
L’esercito israeliano ha respinto le accuse contenute nel film, sostenendo di non poter verificare l’identità e il ruolo delle fonti anonime e ribadendo di adoperarsi per evitare vittime tra i civili. Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha definito il documentario “calunnie di sangue e distorsioni deliberate della realtà”, mentre il primo ministro Netanyahu ha parlato di incitamento all’antisemitismo proveniente dall’interno del Paese.
Il peso delle minacce
Yuval Abraham ha raccontato di aver cancellato i propri profili social dopo essere stato sommerso da fotomontaggi offensivi contro di lui e sua madre, e ha ammesso il timore di non poter più tornare in Israele. La procedura per privare i due registi della cittadinanza, che possiedono per nascita, non è però immediata: secondo una sentenza della Corte Suprema del 2022, la revoca è ammessa solo in casi limitati legati a un accertato tradimento della lealtà, e richiede il passaggio attraverso il ministro dell’Interno e un collegio di giudici.
Abraham e Szor, già vincitori dell’Oscar nel 2025 per “No Other Land”, hanno replicato alle contestazioni affermando di aver consultato più di cento fonti tra testimonianze e documenti nel corso di un lavoro durato anni.
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