Carlo Jacob morto soffocato a Milano, la figlia davanti al gip

Carlo Jacob morto soffocato a Milano, la figlia davanti al gip
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovanna Jacob, 56 anni, sarà interrogata mercoledì 28 ottobre dal giudice per le indagini preliminari dopo l’arresto per la morte del padre Carlo, 87 anni, trovato senza vita nell’abitazione di famiglia a Milano. L’anziano, affetto da una grave forma di demenza senile, sarebbe stato legato al letto e imbavagliato con nastro adesivo per impedirgli di urlare e disturbare i vicini. La donna ha raccontato ai carabinieri di averlo immobilizzato durante una crisi e di essersi allontanata per sbrigare alcune commissioni. Quando è tornata nella stanza, lo ha trovato morto.

La confessione e l’accusa di omicidio aggravato

A dare l’allarme è stata la stessa figlia, che ha chiamato i soccorsi domenica 25 ottobre con parole che indicavano il timore di aver provocato la morte del genitore: «Fate presto, venite, forse ho ucciso mio padre». La telefonata ha portato nell’appartamento del quartiere Cimiano i sanitari e i carabinieri, che hanno constatato il decesso. La donna è stata arrestata con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela e trasferita nel carcere di San Vittore. La responsabilità penale dovrà essere accertata nel procedimento giudiziario: le dichiarazioni rese agli investigatori e gli elementi raccolti nell’abitazione saranno valutati dall’autorità giudiziaria.

Nel racconto fatto agli inquirenti, Giovanna Jacob avrebbe spiegato di essere arrivata a una condizione di forte esasperazione per le difficoltà quotidiane legate alla malattia del padre. «Non ne potevo più, i vicini si lamentavano delle sue urla», avrebbe detto, descrivendo il motivo per cui ricorreva alle immobilizzazioni. L’anziano manifestava episodi di agitazione e gridava durante le crisi, mentre la figlia riferiva di voler evitare contrasti con gli altri residenti dello stabile. La donna avrebbe ammesso di avergli coperto la bocca e legato gli arti, sostenendo di non aver avuto intenzione di ucciderlo. La ricostruzione delle sue parole non sostituisce gli accertamenti necessari a chiarire le circostanze del decesso.

Gli accertamenti sulla morte dell’anziano

Gli investigatori hanno esaminato la camera da letto e gli oggetti presenti nell’appartamento, dove sarebbero stati trovati materiali compatibili con il racconto della donna, tra cui nastro adesivo e legacci. Gli accertamenti dovranno contribuire a stabilire come si siano svolti gli ultimi momenti di vita dell’anziano e quale ruolo abbiano avuto le modalità con cui era stato immobilizzato. Il pubblico ministero ha disposto l’autopsia, esame indispensabile per verificare le cause del decesso e confrontarle con la ricostruzione fornita dalla figlia. La contestazione di omicidio aggravato resta quindi al centro dell’indagine, mentre le conclusioni medico-legali dovranno fornire elementi utili alla valutazione giudiziaria.

Chi era Carlo Jacob, tra ingegneria elettronica e cinema

Originario di Udine, Carlo Jacob aveva lavorato come ingegnere elettronico e coltivato una passione per il cinema, attività che lo aveva portato a occuparsi anche di critica cinematografica. Aveva partecipato a iniziative culturali legate a FormaCinema, con particolare interesse per la fantascienza e per i film a tema scientifico. Negli ultimi tempi la grave demenza aveva compromesso progressivamente la sua autonomia, rendendolo dipendente dall’assistenza quotidiana. Le difficoltà della gestione domestica e gli episodi di agitazione sono gli elementi richiamati dalla figlia per spiegare il ricorso alle costrizioni, una condotta che sarà esaminata nel procedimento insieme alle prove raccolte e agli esiti dell’autopsia.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.