Hantavirus, la “Hondius” salpa verso Rotterdam mentre la turista francese lotta tra la vita e la morte

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   **

Le luci della ribalta mediatica si sono spostate dalle coste assolate di Tenerife alle acque grigie dell’Atlantico orientale. La Hondius, la nave da crociera divenuta improvvisamente l’epicentro di un focolaio di Hantavirus mai visto prima in acque europee, ha salpato alla volta di Rotterdam. Lo ha fatto nel silenzio quasi irreale del suo primo giorno di navigazione senza passeggeri, portando con sé – tra il comandante, i 23 marittimi filippini e i due medici rimasti a bordo – il peso di un’emergenza che ha lasciato dietro di sé tre vittime e un’unica, grave certezza clinica: una turista francese è ancora ricoverata in condizioni critiche, a testimonianza della ferocia di un patogeno che, sebbene poco contagioso, si rivela spesso micidiale per chi contrae la forma più aggressiva dell’infezione.

A Tenerife, intanto, l’operazione di sbarco “blindato” si è conclusa senza intoppi. Le autorità spagnole, coordinate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno evacuato i passeggeri superstiti – provenienti da 23 nazioni diverse – attraverso corridoi separati, evitando qualsiasi contatto con la popolazione locale che, comprensibilmente, temeva il ripetersi di uno scenario simile a quello della pandemia. Ma se la parte logistica dell’emergenza si è chiusa con il volo charter che ha riportato a casa gli ultimi sfollati, quella epidemiologica è appena entrata nel vivo. L’allarme, infatti, si è semplicemente spostato, suddividendosi in decine di protocolli sanitari differenti sparsi per il globo.

L’Oms, che ha seguito in prima persona questa crisi rompendo gli schemi tradizionali, ha aggiornato il bilancio parlando di undici contagi totali e tre decessi. A decretare la fine dell’ingerenza diretta dell’ente sovranazionale è stato lo stesso direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale – dopo aver ringraziato la Spagna per il “dovere morale” compiuto accogliendo la nave – ha passato la palla ai singoli Stati. Le sue parole sono state chiare: tocca ora ai governi nazionali gestire la fase due, ovvero la sorveglianza attiva di chi è stato esposto, un compito che si preannuncia lungo e complesso data la finestra di incubazione del patogeno, che può protrarsi fino a 42 giorni.

La scienza e l’incertezza sugli asintomatici

Proprio su questo lasso di tempo – sei settimane di attesa – si gioca la partita più delicata. In Italia, dove il ministro della Salute Orazio Schillaci ha escluso pericoli imminenti cercando di arginare l’ansia sociale, il dipartimento della Prevenzione ha già diramato una circolare che impone la quarantena fiduciaria per i contatti ad alto rischio. Tra questi figurano non solo chi era sulla Hondius, ma anche quei passeggeri che, in voli di linea successivi, si sono seduti nella stessa fila (o entro le due file adiacenti) di un caso accertato per più di sei ore. Un livello di cautela, questo, che rivela il grande punto interrogativo scientifico del momento: siamo sicuri che chi è infetto ma ancora asintomatico possa trasmettere il virus?

La professoressa Ilaria Capua, senior fellow alla Johns Hopkins University di Bologna, ha provato a mettere un freno all’allarmismo. In queste ore, mentre si discuteva dell’evoluzione del focolaio, l’infettivologa ha dichiarato – con la schiettezza che la caratterizza – che il suo “livello di preoccupazione è molto vicino allo zero”. Una dichiarazione che non nasce dall’ottimismo, ma dalla biologia del virus stesso. Capua ha ricordato come l’Hantavirus, a differenza del Sars-CoV-2, richieda normalmente un contatto molto stretto e prolungato con i roditori o con le loro escrezioni per trasmettersi, e che la variante in gioco (Andes) – sebbene eccezionalmente capace di passare da uomo a uomo – lo fa in misura limitata.

Un’incognita di 42 giorni

Nonostante il parere di una delle massime esperte mondiali, il principio di precauzione resta l’unica strada percorribile. La circolare del ministero, visionata dagli uffici di frontiera e dalle Regioni, non lascia spazio a interpretazioni: per chi è considerato “caso ad alto rischio” scatta la quarantena fiduciaria. Come spiegato dagli epidemiologi, la scelta di estendere la sorveglianza a oltre un mese è dettata da un’anomalia statistica: se la maggior parte dei malati manifesta i sintomi (febbre, dolori muscolari, problemi gastrointestinali e poi distress respiratorio) entro 2-4 settimane, vi è la remota possibilità di un’incubazione più lunga, fino a 42 giorni.

Ecco perché i passeggeri rimpatriati in Francia – dove si registra la situazione più critica con la turista in coma – e quelli sparsi tra Stati Uniti, Germania e Regno Unito non possono ancora tirare un sospiro di sollievo. Per loro si apre ora il capitolo più frustrante: l’attesa. La nave, intanto, procede verso Rotterdam dove sarà sottoposta a bonifica; i passeggeri, dispersi nelle loro case, si misureranno con un unico vero nemico nei prossimi 42 giorni: la paura di un sintomo che non arrivi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.