Russia e Ucraina nella notte dei droni: oltre duecento velivoli abbattuti, ma i blackout si allargano

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il fragore degli esplosioni in quota, che squarcia il silenzio della notte, è diventato una sinistra colonna sonora del conflitto, mentre a terra le conseguenze si misurano in termini di freddo e oscurità. Il ministero della Difesa russo, attraverso l’agenzia di stampa Tass, ha reso noto di avere intercettato e distrutto, nel corso di un’ampia offensiva aerea, ben 235 droni volanti ucraini, un numero che, da solo, delinea la portata dell’azione. L’operazione di difesa, stando alla dichiarazione ufficiale, si è svolta in un arco temporale preciso, dalle 23 di ieri alle 7 di oggi, ora di Mosca, durante il quale sarebbero stati neutralizzati 141 dei velivoli senza pilota. Questi dati, che Mosca fornisce come prova dell’efficacia dei propri sistemi, si scontrano però con un quadro operativo ben più complesso e con le pesanti ripercussioni segnalate dal lato ucraino.

La strategia degli attacchi alle infrastrutture energetiche

Parallelamente alle dichiarazioni trionfali sulla difesa aerea, infatti, si consumava quella che gli analisti definiscono ormai la “guerra dell’energia” di Putin, una campagna che, inaugurata agli albori dell’invasione e rinnovata con ferocia all’approssimarsi di ogni inverno, mira a fiaccare la resistenza del Paese colpendone il sistema vitale. La notte tra venerdì e sabato ha offerto un’amara dimostrazione di questa tattica, quando diversi quartieri di Odessa, una città portuale di cruciale importanza, sono piombati nel buio più totale, privi di acqua e di riscaldamento. L’obiettivo russo, attraverso questi ripetuti bombardamenti, è quello di mettere a nudo le vulnerabilità intrinseche di una rete energetica concepita in epoca sovietica, quindi interconnessa e centralizzata, rendendone la riparazione estremamente difficoltosa sotto le bombe.

Il bilancio ucraino: un milione di persone al freddo

La risposta di Kiev all’attacco notturno dipinge un quadro di gran lunga più ampio e devastante rispetto alle semplici cifre dei droni abbattuti. Secondo le autorità ucraine, le forze armate russe avrebbero scatenato un assalto coordinato impiegando una quantità enorme di mezzi: si parla, nello specifico, di circa 450 droni e di 30 missili lanciati nelle prime ore di sabato. Questa massiccia ondata di fuoco, difficile da contrastare anche per le difese più agguerrite, avrebbe colpito duramente diverse regioni del paese, con danni gravissimi agli impianti di trasformazione e distribuzione dell’elettricità. Il risultato immediato, quello che tocca direttamente la popolazione già stremata da mesi di conflitto, è stato il lasciare senza energia elettrica oltre un milione di cittadini, gettandoli nell’incertezza e in condizioni di vita proibitive con l’avanzare della stagione fredda.

Il timore di una escalation senza fine

Mentre sulla scena internazionale si susseguono incontri diplomatici, l’ultimo dei quali a Berlino, nella speranza di trovare una formula negoziale che possa placare le ambizioni del Cremlino senza annichilire la sovranità ucraina, sul campo la realtà appare sempre più cupa. La piazza Maidan, simbolo delle aspirazioni europee del paese, come il resto della nazione, sembra sprofondare in un’oscurità non solo metaforica, diventando un luogo sempre più deserto e gelido. In cinque regioni, stando alle ricostruzioni, più di un milione di famiglie hanno patito le conseguenze dei raid, un fatto che negli ambienti diplomatici europei alimenta un’ansia palpabile. Il timore, oggi, non è più solo quello di una lunga guerra di logoramento, ma che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di nuovo alla guida della superpotenza, e Putin possano perseguire una strategia che punti deliberatamente a un conflitto di durata indeterminata, dove la sofferenza civile diventa un’arma tattica accettata.

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