Geox, nell'anno del dimezzamento della perdita il fatturato cala dell'8,3 per cento

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Geox, società quotata all'Euronext Milan e attiva nella produzione di calzature classiche e casual, ha approvato i risultati consolidati dell'esercizio 2025, un anno che segna una netta discontinuità operativa rispetto al passato recente. I ricavi, attestatisi a 608,7 milioni di euro, hanno registrato una flessione dell'8,3% rispetto ai 663,8 milioni circa dell'anno precedente, un dato che gli analisti avevano in parte previsto ma che acquista significato solo se letto alla luce delle profonde revisioni strategiche intraprese dalla nuova gestione. La contrazione, spiegano dalla sede di Montebelluna, è stata voluta in alcune aree: escludendo l'impatto della chiusura delle filiali in Cina e negli Stati Uniti, unitamente alla dismissione di alcuni canali distributivi considerati non profittevoli, il calo si sarebbe infatti ridimensionato al 5,3%. Una riduzione del perimetro, quella messa in atto, che ha permesso all'azienda di concentrare le risorse sui mercati e sui canali ritenuti strategici, sacrificando il fatturato in nome di una maggiore salute finanziaria.

Risultato operativo in lieve crescita e costi non ricorrenti da ristrutturazione

Il dato che maggiormente ha catturato l'attenzione degli analisti è tuttavia relativo alla redditività e alla gestione finanziaria: Geox ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 16,2 milioni di euro, un valore che risulta quasi dimezzato rispetto ai 30,3 milioni del 2024. Un risultato, questo, conseguito nonostante l'azienda abbia dovuto assorbire costi non ricorrenti per 12,1 milioni di euro, legati in maniera specifica alla ristrutturazione del modello operativo interno. Tali oneri, spiega una nota diffusa al termine del cda, sono funzionali al miglioramento dell'efficienza e della sostenibilità di lungo periodo del gruppo. Il risultato operativo, depurato di queste componenti straordinarie, è addirittura migliorato, passando dagli 8,8 milioni del 2024 ai 9 milioni del 2025: ciò significa che la riduzione strutturale della base dei costi ha più che compensato l'effetto negativo dei minori volumi di vendita, i quali, come detto, hanno subito una contrazione piuttosto marcata.

L'indebitamento si riduce e l'ad rilancia sul ritorno alla tecnologia distintiva

Ulteriore elemento di positività, agli occhi del mercato e degli investitori, giunge dall'analisi dell'indebitamento finanziario netto, sceso a 92,6 milioni dai 103,2 milioni del 2024; un miglioramento di circa dieci milioni che testimonia una gestione più rigorosa della tesoreria e un minor ricorso al capitale di terzi. Francesco Di Giovanni, amministratore delegato del gruppo, ha commentato i risultati sottolineando come l'esercizio appena concluso abbia visto l'azienda dedicare ogni sforzo al rafforzamento del business, perseguendo una revisione profonda del modello operativo. In un contesto di mercato che definisce ancora segnato da una contrazione significativa dei consumi, le iniziative intraprese avrebbero già prodotto benefici tangibili, con la perdita dimezzata e il debito bancario in netta riduzione. Di Giovanni ha ribadito la volontà di riportare Geox al suo terreno distintivo, quello della “scarpa che respira”, incentrando la strategia commerciale e di marketing sul dna tecnologico e di ricerca e sviluppo che da sempre contraddistingue il marchio, valorizzando prodotti brevettati e preparando il lancio di soluzioni innovative inizialmente dedicate alla rete retail.

L'uscita da Cina e Stati Uniti e il riposizionamento sui mercati internazionali

La flessione dei ricavi, come accennato, è ascrivibile solo in parte all'andamento negativo dei consumi; una quota rilevante deriva da scelte gestionali precise, in particolare dall'abbandono dei mercati statunitense e cinese, considerati non più in linea con le prospettive di profitto. Se a questo si aggiunge la razionalizzazione dei canali distributivi, con la chiusura di punti vendita e rapporti con partner all'ingrosso poco performanti, si comprende la dinamica che ha portato al calo del fatturato. Guardando ai diversi canali, il wholesale ha risentito della debolezza degli ordini in Italia, Francia e nella penisola iberica, mentre il retail ha sofferto la riduzione del traffico nei negozi fisici, sebbene l'e-commerce diretto abbia mostrato segnali di tenuta migliori rispetto alle piattaforme di terzi. L'azienda, forte di un margine lordo rimasto stabile al 51%, punta ora a mantenere la redditività operativa anche nel corso del 2026, continuando sul percorso di riduzione dell'indebitamento e di focalizzazione sul prodotto, con l'obiettivo dichiarato di riportare il marchio italiano a competere sui mercati internazionali facendo leva sulle sue competenze più autentiche.

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