Rovigo, ucciso con cocci di bottiglia: cinque fermi per l’omicidio di Amine Gara

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Rovigo, guidata da Manuela Fasolato, ha disposto il fermo di cinque individui, ritenuti responsabili dell’omicidio del ventiduenne tunisino Amine Gara, ucciso la sera del 19 luglio nei giardini delle Due Torri, a pochi passi da piazza Matteotti. L’episodio, che ha scosso la città polesana, è culminato in una rissa violenta, durante la quale il giovane è stato colpito al collo con un coccio di bottiglia, riportando ferite tali da causarne la morte per shock emorragico. Un suo connazionale, coinvolto nello stesso scontro, è rimasto ferito.

Gli arresti, eseguiti tra Veneto e Lazio dalla Squadra Mobile di Rovigo con il supporto delle questure di Chieti e Latina, sono il risultato di indagini serrate, coordinate dalla stessa Fasolato. Dei cinque fermati – tutti di origine pakistana – uno è accusato di omicidio aggravato e premeditato, essendogli attribuito il colpo mortale. Gli altri quattro, sebbene non abbiano materialmente ucciso, sono ritenuti corresponsabili per aver partecipato all’aggressione, che secondo le prime ricostruzioni potrebbe essere nata da un regolamento di conti tra gruppi rivali.

Le operazioni, concluse ieri, hanno evitato il pericolo di fuga dei sospettati, già sottoposti a stretta sorveglianza negli ultimi giorni. Le indagini, ancora in corso, mirano a chiarire dinamiche e moventi dell’omicidio, mentre i fermati – i cui nomi non sono stati resi noti – sono stati trasferiti in carcere in attesa del rito dell’udienza di convalida.

Quello di Amine Gara è l’ennesimo caso di violenza urbana che riaccende il dibattito sulla sicurezza, sebbene le autorità abbiano preferito concentrarsi sugli aspetti giudiziari, evitando commenti sulle possibili ripercussioni sociali. La vittima, tunisina, e gli indagati, pakistani, appartengono a comunità spesso al centro di tensioni, ma la magistratura ha finora escluso che il movente abbia matrice xenofoba, orientandosi invece verso ragioni di natura personale.

I rilievi effettuati sul luogo del delitto, insieme alle testimonianze raccolte, hanno permesso di ricostruire una scena caotica, con armi improvvisate – tra cui coltelli e frammenti di vetro – branditi durante la colluttazione. Proprio uno di questi cocci, secondo l’accusa, sarebbe stato lo strumento del colpo fatale.

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