Rovigo, l'omicidio di Amine Gara scatena la polemica politica mentre la città cerca risposte
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Redazione Interno
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Il sangue versato in piazza Matteotti, a Rovigo, sabato notte non è ancora stato lavato via dall’asfalto, e già la morte di Amine Gara, 23 anni, tunisino, ucciso durante una rissa tra gruppi di stranieri, diventa terreno di scontro politico. "Il centrodestra deve dare risposte urgenti", ha detto l’europarlamentare Carlo Crivellari, trasformando un fatto di cronaca nera in un banco di prova per chi governa la città e il Paese. Ma al di là delle strumentalizzazioni, resta l’immagine di una giovane vita spezzata senza motivo, in una serata che avrebbe dovuto essere di festa, tra famiglie in passeggiata e tifosi di ritorno dalle finali del mondiale under 20 di rugby.
Secondo le prime ricostruzioni, la lite – scoppiata tra tunisini e pakistani, spesso presenti nei giardini delle Due Torri – è degenerata in pochi attimi, con coltelli e bottiglie rotte branditi come armi. Proprio un collo di bottiglia, conficcato nell’addome di Gara, gli è stato fatale. Le urla, il panico, il tentativo disperato di soccorrerlo: tutto è accaduto sotto gli occhi di decine di persone, in un quartiere considerato tranquillo, dove episodi del genere non dovrebbero verificarsi. Eppure, dall’inizio dell’estate, questo è il quarto accoltellamento che coinvolge giovani stranieri a Rovigo, un dato che ha spinto il prefetto Franca Tancredi a convocare d’urgenza un vertice in prefettura.
Al tavolo, durato oltre tre ore, hanno partecipato il questore, le forze dell’ordine, il vice sindaco e i rappresentanti delle comunità pakistana e tunisina, chiamati a collaborare per evitare nuove escalation. Tra le misure annunciate, il potenziamento dell’illuminazione pubblica, considerata insufficiente in alcune aree critiche, e un giro di vite sui controlli. Ma la domanda che molti si pongono è se questo basterà a fermare la spirale di violenza, o se invece servano interventi più radicali, a partire dall’integrazione e dalla prevenzione.




