Giovane ucciso a Rovigo: il killer arrestato ad Aprilia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Accusato di aver colpito mortalmente Amine Gara, il 23enne tunisino ucciso durante una rissa tra gruppi di pakistani e tunisini, un giovane di origine pakistana è stato fermato ad Aprilia dagli agenti della Squadra Mobile di Latina. L’arresto, disposto dalla Procura di Rovigo guidata da Manuela Fasolato, rientra in un’indagine che vede coinvolti altri quattro connazionali del fermato, tutti ritenuti responsabili dell’aggressione avvenuta la sera del 19 luglio nei giardini delle Due Torri, vicino a Piazza Matteotti.

Quella che inizialmente poteva apparire come una semplice lite degenerata in violenza si è rivelata, secondo le prime ricostruzioni, un regolamento di conti premeditato. Durante lo scontro, in cui sono stati utilizzati coltelli e cocci di bottiglia, Amine Gara ha riportato ferite mortali, mentre un altro tunisino è rimasto gravemente ferito. Le indagini, condotte con l’ausilio di telecamere di sorveglianza e testimonianze, hanno permesso di identificare rapidamente i sospettati, la cui posizione è aggravata dal pericolo di fuga.

I cinque pakistani, già noti alle forze dell’ordine per precedenti penali, sono stati rintracciati in diverse località tra Veneto e Lazio, dove si erano dispersi dopo i fatti. Uno di loro, quello ritenuto il principale esecutore materiale dell’omicidio, è stato bloccato ad Aprilia, mentre gli altri sono stati intercettati tra Rovigo e provincia. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di indumenti macchiati di sangue e armi improprie, che saranno sottoposte a esami forensi.

La dinamica dell’aggressione, ancora in fase di accertamento, sembra riconducibile a tensioni pregresse tra i due gruppi, sebbene non siano ancora emersi dettagli sui motivi scatenanti. Quello che appare chiaro, tuttavia, è il livello di violenza raggiunto, con colpi inferti senza esitazione, tanto da lasciare poche possibilità di sopravvivenza alla vittima.

Amine Gara, arrivato in Italia da bambino, era ben integrato nel tessuto sociale rodigino, dove lavorava come operaio. La sua morte ha scosso la città, sebbene le indagini abbiano evitato, almeno per ora, tensioni ulteriori tra le comunità coinvolte. Le autorità, dal canto loro, hanno garantito massima attenzione affinché non si verifichino ritorsioni, intensificando i controlli nelle zone più sensibili.

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