Liste d’attesa in sanità, il ministero e le Regioni non trovano l’accordo

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il braccio di ferro tra governo e Regioni sulle liste d’attesa in sanità si è ormai trasformato in un caso politico, con accuse incrociate e decreti che rischiano di arenarsi. Il ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci, ha proposto un decreto attuativo per ridurre i tempi di attesa, ma i governatori – attraverso una lettera firmata dagli assessori regionali – hanno chiesto una «mediazione tecnica», segnalando disaccordi sull’approccio.

A inasprire lo scontro, le dichiarazioni della deputata di Fratelli d’Italia Imma Vietri, secondo cui «la sinistra mente sapendo di mentire» sul tema, strumentalizzando una questione che il governo Meloni starebbe affrontando con misure come l’integrazione dei CUP regionali e l’estensione degli orari ambulatoriali nei weekend. «Il problema è reale – ha aggiunto –, basti pensare che nel 2022 la mobilità sanitaria interregionale ha superato i 5 miliardi di euro».

Schillaci, da parte sua, nega tensioni con il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, parlando anzi di «massima collaborazione». Tuttavia, non nasconde le critiche verso quelle amministrazioni che, a suo dire, non avrebbero speso i fondi stanziati né applicato i provvedimenti previsti dalla legge 107 del luglio 2023, pensata per garantire visite ed esami nei tempi stabiliti. «Se le Regioni continueranno a fare ostruzione – è l’implicito avvertimento – il ministero agirà in autonomia».

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