Sigfrido Ranucci annuncia una nuova inchiesta e resta in attesa di verità sull'attentato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sigfrido Ranucci, confermando la linea editoriale che da sempre lo contraddistingue, ha preannunciato un nuovo servizio di forte impatto per la trasmissione Report. "Domenica prossima, in una puntata molto densa e delicata, racconteremo una nostra inchiesta su un presunto traffico di armi che dal Veneto porta anche in Toscana": lo ha dichiarato a Firenze, in occasione della presentazione del suo libro autobiografico e dello spettacolo teatrale, attraverso i quali continua a narrare, con diversi linguaggi, la sua scelta di un'informazione libera e tenacemente indipendente. Un impegno, il suo, che non si piega a condizionamenti di sorta, come ha ribadito affermando di voler "continuare a fare le mie scelte senza intromissioni", lasciando persino intendere un possibile futuro approfondimento in merito alle competenze del Garante della Privacy.

Il muro di silenzio sulle indagini

Proprio quella irriducibile determinazione, che lo espone a rischi non ipotetici, si scontra oggi con un inspiegabile muro di silenzizio riguardo alle indagini sull'attentato subìto. A quasi un mese dall'accaduto, infatti, la dinamica e gli autori dell'episodio di Pomezia restano avvolti in una fitta coltre di mistero, al punto che alcuni esponenti politici si sono visti costretti a presentare un'interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per sollecitare aggiornamenti che, altrimenti, non giungono. La richiesta di chiarimenti, che sottolinea la gravità di un caso capace di destare profonda inquietudine, nasce dalla constatazione di un black out informativo pressoché totale sulle attività degli investigatori.

Un fascicolo ingombrante e vuoto

Quel che si sa, da fonti vicine all'inchiesta, dipinge un quadro di notevole complessità operativa, dove l'assenza di piste privilegiate si accompagna a una mole sterminata di materiale da analizzare. Il fascicolo aperto presso la Procura antimafia di Roma per il reato di "danneggiamento aggravato dal metodo mafioso" è, in un paradosso solo apparente, così pieno da risultare vuoto: mancano, al suo interno, elementi probatori solidi e le perizie decisive che possano supportare l'azione del pm Carlo Villani. Le forze in campo, che includono la Digos e i carabinieri di diversi reparti investigativi, coordinati dalla Dda con i magistrati aggiunti, sono impegnate in un lavoro certosino di visione delle immagini riprese da circa quaranta telecamere della zona, i cui filmati, conservati in memorie di svariati terabyte acquistate appositamente, devono essere esaminati fotogramma per fotogramma.

La lenta marcia verso la verità

Mentre il tempo trascorso dall'esplosione della rudimentale bomba carta fuori dall'abitazione del giornalista si avvicina ormai al mese, le indagini, per ammissione indiretta degli stessi addetti ai lavori, sembrano brancolare nel buio. Senza voler mettere in discussione le capacità della Procura antimafia, che pure vanta esperienze consolidate nella lotta alla criminalità più pericolosa, risulta oggettivamente difficile non notare il ritardo accumulato nel pervenire a primi accertamenti concreti sulla verità dei fatti. Una lentezza che, inevitabilmente, alimenta perplessità e attese, lasciando in sospeso una vicenda dalla portata simbolica e giudiziaria rilevante.

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