Il Quirinale blocca la norma antimafia sul ponte: "Non era nel testo inviato"
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Redazione Interno
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La Presidenza della Repubblica è intervenuta per chiarire le ragioni dello stop alla norma che, nel decreto Infrastrutture, avrebbe modificato i controlli antimafia previsti per il ponte sullo Stretto di Messina. Secondo quanto riportato dall’ufficio stampa del Colle, la disposizione – che affidava la vigilanza alla Struttura per la prevenzione antimafia del Viminale – «non era contenuta nel testo preventivamente inviato al Quirinale», ma sarebbe «apparsa poche ore prima della riunione del Consiglio dei ministri». Una scelta, quella del governo, che avrebbe creato una sovrapposizione tra i meccanismi ordinari di controllo e quelli straordinari, riservati solitamente a situazioni di emergenza o eventi eccezionali, come i grandi cantieri dei Giochi olimpici Milano-Cortina.
Il ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini, aveva inserito la modifica con l’intento di accelerare l’iter del progetto, ma il Quirinale ha preferito ribadire l’importanza di non derogare dalle norme già esistenti in materia di prevenzione delle infiltrazioni criminali. «Chiederemo massimo rigore», ha commentato il ministro, seppur senza entrare nel merito delle osservazioni sollevate dal Colle. Intanto, la commissione per la Valutazione d’impatto ambientale ha dato il via libera al progetto, ma le opposizioni – sia politiche che sociali – non demordono.
Venerdì 23 maggio, a Messina, la Cgil ha organizzato un’assemblea pubblica dal titolo emblematico: «Lo sviluppo del territorio non passa dal ponte sullo Stretto». L’incontro, che si terrà nella Sala Borsa della Camera di Commercio, vedrà la partecipazione di esponenti del fronte no ponte, sia siciliani che calabresi, oltre a interventi da remoto di parlamentari contrari all’opera. Un segnale che, nonostante i passi avanti istituzionali, le divisioni restano profonde, alimentate da dubbi sull’effettiva necessità dell’infrastruttura e sui rischi di speculazione.




