Ponte sullo Stretto, la Corte dei Conti blocca il progetto e il governo minaccia rappresaglia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte dei Conti ha respinto, negando il visto di legittimità e la registrazione, la delibera con la quale il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile aveva approvato, nello scorso agosto, il progetto definitivo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Una decisione tecnica, quella dei magistrati contabili, che si è abbattuta sul governo con l’effetto di un macigno, scatenando una reazione di furore incontrollato, la quale, a sua volta, rivela la portata politica della battaglia in corso. Le motivazioni complete dell’organo di controllo non sono ancora state pubblicate, poiché saranno formalizzate in una deliberazione specifica entro i prossimi trenta giorni, ma l’impatto immediato è stato quello di un’interruzione brusca, forse solo temporanea ma comunque significativa, dell’iter amministrativo che avrebbe dovuto condurre all’apertura dei cantieri.

La replica infuocata del ministro Salvini

«Un danno per cittadini e imprese. Ma la casta giudiziaria non ci fermerà»: queste le prime parole, cariche di risentimento, pronunciate dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonché vicepresidente del Consiglio, il quale ha imbastito una risposta pubblica di rara veemenza. Pochi minuti dopo la diffusione della notizia da parte delle agenzie di stampa, e dopo un rapido scambio di opinioni con la presidente del Consiglio, il ministro ha definito l’atto della Corte dei Conti come «l’ultima, disperata invasione di campo» di quella che, secondo la sua personale ricostruzione, rappresenterebbe «la casta giudiziaria che vede il crollo del suo potere e del suo impero». Un linguaggio che, andando ben oltre il merito tecnico-giuridico della questione, delinea con chiarezza i contorni di uno scontro istituzionale ormai palese, dove la critica a un organo di garanzia si trasforma in un’accusa di natura politica.

Il contesto internazionale e le altre notizie del giorno

Mentre l’esecutivo affrontava questa battaglia interna, le prime pagine dei quotidiani dedicavano spazio anche ad altre vicende di rilievo internazionale. Dallo scenario mediorientale, dove si registra un ritorno alla tregua dopo l’intensificarsi dei bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, al maxi-blitz condotto dalle forze di sicurezza in Brasile contro le organizzazioni narcotiche, un’operazione che ha causato un altissimo numero di vittime, oltre centotrenta, all’interno delle favelas. La rassegna stampa, insomma, tratteggiava un quadro complesso di tensioni globali, nel quale la fibrillazione domestica per il Ponte sullo Stretto si inseriva come un elemento di forte criticità per la maggioranza.

Le implicazioni di uno scontro annunciato

La mancata registrazione della delibera da parte della Corte dei Conti, di fatto, impedisce al governo di procedere con l’attuazione di un’opera simbolo, da lungo tempo annunciata come prioritaria e irrinunciabile. La reazione dell’esecutivo, che ha minacciato una forma di ritorsione senza però specificarne i dettagli operativi, lascia intendere come il percorso per la realizzazione del Ponte non sarà soltanto una questione di ingegneria e finanziamenti, ma si configurerà sempre di più come un terreno di scontro sull’assetto dei poteri dello Stato e sui loro reciproci confini. La posta in gioco, dunque, supera l’infrastruttura in sé e tocca il delicato equilibrio tra politica e organi di controllo, in un momento già di per sé segnato da forti tensioni.

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