Cremlino, Peskov ribadisce: "Zelensky può venire a Mosca, ma solo per la fase finale dei negoziati"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha chiarito la posizione russa riguardo a un possibile faccia a faccia tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, definendo le condizioni necessarie perché un simile vertice possa effettivamente realizzarsi. In un’intervista rilasciata al quotidiano Izvestia, Peskov ha ribadito che il presidente russo aveva già espresso la sua disponibilità ad accogliere il leader ucraino a Mosca, purché ciò avvenga al termine di un lungo e complesso processo negoziale e non ne rappresenti il punto di partenza.

Un messaggio che, nelle intenzioni del Cremlino, mira a fissare una linea guida ben precisa per eventuali futuri sviluppi diplomatici.

Le condizioni del Cremlino e il ruolo degli Stati Uniti

La dichiarazione di Peskov, riportata dall’agenzia di stampa russa Tass, arriva in un momento di intensa attività diplomatica, con gli inviati della Casa Bianca Steve Witkoff e Jared Kushner che fanno da apripista a potenziali tavoli di discussione. Il portavoce ha voluto distinguere nettamente tra un eventuale incontro bilaterale a Mosca, che Putin avrebbe concesso a Zelensky come gesto di apertura, e la riunione trilaterale, che comprenderebbe anche i mediatori statunitensi.

Secondo Peskov, quest'ultima sarebbe necessaria esclusivamente per finalizzare e mettere nero su bianco gli accordi già raggiunti, il cui contenuto, però, dovrebbe essere definito in anticipo attraverso negoziati preparatori definiti "molto complessi".

Le pressioni di Modi al vertice SCO

La posizione della Russia è emersa mentre il presidente Putin partecipava al vertice dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Bishkek, in Kirghizistan, dove ha dovuto affrontare il pressing del primo ministro indiano Narendra Modi. Davanti alle telecamere, Modi ha infatti esortato il presidente russo a porre fine a un conflitto che, ha affermato, "fa fare un passo indietro all'umanità" ogni giorno, ribadendo la necessità di passare "da una guerra senza fine alla sua conclusione".

Putin ha risposto all'appello del leader indiano con una frase che lascia spazio a diverse interpretazioni, dichiarando: "Stiamo andando esattamente in questa direzione", senza tuttavia fornire dettagli sui tempi o le modalità di una possibile tregua.

Il fronte del Donbass e gli attacchi a Belgorod

Nonostante le aperture verbali, la realtà sul campo sembra raccontare una storia diversa. Putin stesso ha ribadito, in una conferenza stampa notturna, che le truppe russe stanno procedendo con l'offensiva nel Donbass, affermando che "non si tratta con i terroristi", in riferimento alla leadership ucraina.

Un'ulteriore dimostrazione della natura fluida e contraddittoria del conflitto arriva dal fronte bellico: mentre si discute di pace, la regione russa di Belgorod, da mesi costantemente bersagliata, è stata nuovamente colpita da un attacco ucraino che ha causato almeno tre vittime e oltre venti feriti, tra cui diversi adolescenti. Secondo fonti locali, l'offensiva avrebbe colpito anche un centro commerciale e un hub logistico, causando danni ingenti.

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