Attacchi russi nella notte, tre vittime tra Poltava e Zaporizhzhia. Droni sconfinano in Estonia e Lettonia

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è tregua per l’Ucraina, dove l’ondata di missili e droni lanciati dalla Russia durante la scorsa notte ha lasciato sul campo almeno tre morti, come confermano le amministrazioni militari regionali. Una delle vittime è stata registrata nella regione di Poltava, un’altra in quella di Zaporizhzhia, a testimonianza della capillarità di un’offensiva che non risparmia né il centro né il sud del Paese. A Poltava, in particolare, il bombardamento – oltre a causare la perdita di una vita umana – ha danneggiato diversi edifici residenziali e una struttura alberghiera, trasformando ancora una volta il tessuto urbano in un obiettivo militare.

Ma il raggio d’azione di questi attacchi, come spesso accade quando si analizzano le tracce lasciate dai velivoli senza pilota, si è esteso ben oltre i confini ucraini, finendo per coinvolgere direttamente il fianco orientale della Nato. Un drone di origine russa, dopo aver violato lo spazio aereo nazionale, si è infatti schiantato contro la ciminiera della centrale elettrica di Auvere, situata nella contea di Ida-Viru in Estonia, a pochi chilometri dal confine con la Federazione Russa. L’impatto, avvenuto nella notte, ha sollevato inevitabili preoccupazioni in un’area geografica già resa iper-sensibile dal conflitto, sebbene le autorità estoni abbiano prontamente specificato – attraverso le dichiarazioni della procuratrice generale Astrid Asi – che l’apparecchio non fosse intenzionalmente diretto verso le infrastrutture del Paese baltico.

L’allarme baltico e l’inchiesta sulle infiltrazioni

Le forze di difesa lettoni, insieme all’emittente pubblica estone Err, hanno fornito i primi dettagli su un episodio che ha spinto il governo di Tallinn a convocare una riunione d’emergenza sulla sicurezza nazionale. Il drone, dopo aver oltrepassato il confine, ha colpito la ciminiera dell’impianto di Auvere, ma fortunatamente – come precisato dalla società elettrica Enefit Power – non ha causato danni significativi alle infrastrutture critiche né compromesso il funzionamento del sistema elettrico nazionale. I tecnici e gli artificieri intervenuti sul posto hanno constatato la natura circoscritta del danno, avviando le operazioni di messa in sicurezza dell’area.

Parallelamente, le autorità militari della Lettonia hanno confermato un altro sconfinamento: un drone, anch’esso proveniente dal territorio russo, è stato intercettato nello spazio aereo nazionale, precipitando nei pressi del villaggio di Dobročina, nell’area di Krāslava, al confine con la Bielorussia. Anche in questo caso, i sistemi di allarme rapido hanno rilevato un suono riconducibile a un’esplosione, senza che si registrassero vittime. Il direttore generale del Servizio di Sicurezza Interna estone (ISS), Margo Palloson, ha commentato l’accaduto definendolo un effetto diretto della “guerra di aggressione su vasta scala condotta dalla Russia”, avvertendo che incidenti di questo tipo potrebbero ripresentarsi in futuro.

Il disastro ambientale sul Nistru e lo stato di emergenza in Moldova

Se gli sconfinamenti nei cieli baltici rappresentano una minaccia immediata per la sicurezza militare dei confini orientali dell’Europa, un’altra conseguenza degli attacchi russi sta assumendo i contorni di una vera e propria catastrofe ecologica, con ripercussioni che travalicano i confini dell’Ucraina. Risale al 7 marzo scorso un attacco missilistico – avvenuto in un contesto di relativo silenzio mediatico – che ha colpito la centrale elettrica di Novodnistrovsk, provocando uno sversamento massiccio di petrolio nel fiume Nistru (noto anche come Dniestr). L’Osservatorio Balcani Caucaso ha documentato la gravità della situazione, segnalando che le forniture d’acqua sono state sospese in diversi distretti moldavi, tra cui Soroca, Florești e Sîngerei, oltre che nei comuni di Bălți e Naslavcea.

L’onda nera che sta scendendo lungo il corso d’acqua, che funge anche da linea di demarcazione naturale tra la Moldova e l’Ucraina, ha spinto le autorità di Chisinau a richiedere l’attivazione del meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea. L’emergenza ambientale si intreccia pericolosamente con quella energetica: gli attacchi russi alle infrastrutture nel sud dell’Ucraina hanno causato un guasto alla linea elettrica Isaccea-Vulcanesti, un collegamento vitale per l’approvvigionamento della Moldova. Di fronte a questo scenario di crescente vulnerabilità, il governo moldavo ha dichiarato lo stato di emergenza nel settore energetico per una durata di 60 giorni, una decisione che attende ora l’approvazione del Parlamento, per il quale è stata già convocata una sessione straordinaria.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.