A maggio disoccupazione al minimo storico, ma il mercato del lavoro frena: calano gli occupati e boom di inattivi

A maggio disoccupazione al minimo storico, ma il mercato del lavoro frena: calano gli occupati e boom di inattivi
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dato, a un primo sguardo, sembrerebbe confortante: il tasso di disoccupazione a maggio scende al 5%, toccando il minimo storico, mentre quello giovanile arretra fino al 15%. Eppure, come spesso accade quando si scava nei numeri dell’ISTAT, il quadro che emerge è molto più sfumato e, per certi versi, preoccupante. La discesa del tasso, infatti, non è il frutto di una robusta creazione di posti di lavoro, bensì di un fenomeno ben diverso che gli economisti conoscono bene e che in questo frangente assume i contorni di un vero e proprio campanello d’allarme.

Il mercato del lavoro italiano, a maggio, mostra i segni di una frenata che potrebbe avere conseguenze significative sul tessuto sociale ed economico del Paese, con un aumento consistente di coloro che hanno gettato la spugna nella ricerca di un'occupazione.

Lieve calo degli occupati, primo stop del 2026

A preoccupare, anzitutto, è l'andamento degli occupati. Dopo un inizio d'anno positivo, maggio registra la prima flessione del 2026, con una diminuzione di circa 22mila unità rispetto al mese precedente. Questa battuta d’arresto, per quanto lieve, assume un rilievo particolare perché interrompe una serie di dati positivi che avevano caratterizzato gli ultimi mesi.

Il ribasso, come sottolineato dall'Istituto nazionale di statistica, riguarda in maniera quasi esclusiva i lavoratori con contratto a termine, una categoria tradizionalmente più fragile e maggiormente esposta alle fluttuazioni cicliche dell'economia.

La flessione coinvolge sia gli uomini che le donne, colpendo in particolare le fasce d'età più giovani e quelle centrali della forza lavoro, mentre si registra un incremento degli occupati tra gli over 50, i dipendenti permanenti e i lavoratori autonomi, a testimonianza di una polarizzazione del mercato che sembra premiare le fasce più protette e penalizzare i giovani e i precari.

L'aumento degli inattivi e il tasso di disoccupazione ingannevole

Ecco, allora, il vero nodo della questione. Se da un lato il tasso di disoccupazione scende, dall'altro il tasso di occupazione subisce una flessione, e questa apparente contraddizione si spiega con l'incremento degli inattivi. A maggio, sono ben 59mila le persone in più che hanno smesso attivamente di cercare un lavoro, portando il tasso di inattività al 33,6%, con un aumento dello 0,2%. Si tratta di un dato che suona come una doccia fredda, perché racconta di una fetta di popolazione che, scoraggiata, si è ritirata dal mercato del lavoro.

Queste persone non vengono più conteggiate tra i disoccupati, contribuendo così ad abbassare artificialmente il tasso di disoccupazione. Un meccanismo matematico che restituisce l'immagine di un mercato più sano di quanto non sia in realtà, mascherando una difficoltà diffusa che riguarda tutte le classi d'età, con la sola eccezione della fascia tra i 25 e i 34 anni, e che non risparmia né gli uomini né le donne.

L'effetto scoraggiamento e i segnali di un mercato in affanno

L’aumento degli inattivi, peraltro, non è un fenomeno episodico ma una tendenza che si sta consolidando, come evidenziano i rilevamenti dell’ISTAT. La crescita di 59mila unità rappresenta un incremento dello 0,5% che segnala un malessere profondo, legato probabilmente alla percezione di scarse opportunità o alla difficoltà di trovare un'occupazione che corrisponda alle proprie competenze o esigenze.

Questo "effetto scoraggiamento", come viene definito in gergo tecnico, è un indicatore spesso trascurato ma fondamentale per comprendere la reale salute del mercato del lavoro, perché restituisce il polso della fiducia delle persone nel sistema economico.

Mentre i dipendenti a termine e i giovani faticano a trovare collocazione, il lieve aumento tra gli over 50 e tra gli autonomi suggerisce una dinamica che potrebbe essere influenzata da fattori strutturali, come l'invecchiamento della popolazione attiva o il ricorso al lavoro indipendente come risposta alla mancanza di alternative nel lavoro dipendente.

Il quadro complesso della congiuntura economica

Il dato annuale, se confrontato con maggio dell’anno scorso, resta ancora positivo con un saldo di 228mila occupati in più, ma la frenata congiunturale di maggio getta un'ombra sulle prospettive immediate. La lieve contrazione del numero di occupati, unita al contestuale aumento degli inattivi, disegna uno scenario in cui la crescita dell’occupazione sembra aver perso slancio. Si tratta di un segnale che gli analisti osserveranno con attenzione nei prossimi mesi, per capire se si tratta di un episodio temporaneo o dell'inizio di una inversione di tendenza.

La fotografia scattata dall’ISTAT a maggio è quindi quella di un mercato del lavoro complesso, in cui la riduzione della disoccupazione è solo apparentemente una buona notizia, perché nasconde un incremento di quella "zona grigia" composta da coloro che, stanchi di cercare, hanno scelto di uscire dal conteggio, un fenomeno che richiederebbe politiche attive mirate per riconvertire lo scoraggiamento in partecipazione attiva alla ricerca di un impiego.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.