Ucraina senza missili Patriot: Zelensky riapre i raid sulle raffinerie
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Redazione Esteri
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L'Ucraina senza missili Patriot torna a colpire le infrastrutture energetiche russe, dopo che Volodymyr Zelensky ha annunciato la ripresa degli attacchi contro le raffinerie di petrolio. La decisione arriva dopo una nuova ondata di raid russi contro la rete energetica ucraina, con interruzioni della corrente a Kiev e nella regione circostante. La tregua sugli obiettivi energetici, annunciata da Donald Trump, viene dunque meno mentre il confronto tra Kiev e Washington entra in una fase particolarmente tesa.
Blackout a Kiev e nuovi danni alla rete energetica
Gli attacchi russi hanno provocato nella notte nuove interruzioni dell'elettricità in diverse zone della capitale e nell'area circostante. L'operatore energetico Ukrenergo ha segnalato problemi diffusi alla fornitura, mentre i danni agli impianti hanno avuto conseguenze anche sulla rete idrica: in alcuni quartieri la pressione dell'acqua si è ridotta a causa delle difficoltà nel funzionamento delle infrastrutture. Esplosioni e incendi sono stati segnalati in varie aree di Kiev.
La pressione sulle infrastrutture civili si inserisce in una serie di attacchi che nelle ultime settimane hanno interessato con crescente intensità il sistema energetico. Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, secondo i dati riportati dal Kyiv Independent, le forze russe avevano lanciato 39 missili balistici e oltre 120 droni contro infrastrutture energetiche e critiche di Kiev, della regione e di Kharkiv. L'attacco aveva interessato anche le tre centrali termoelettriche della capitale, mentre circa 600mila persone erano rimaste senza elettricità.
La crisi dei Patriot rende più fragile la difesa aerea
La situazione sul fronte della difesa aerea è aggravata dall'esaurimento delle scorte di intercettori Patriot di produzione statunitense. Una fonte a conoscenza della situazione ha riferito alla Cnn che Kiev non dispone più di missili per questi sistemi, considerati tra le poche armi capaci di contrastare efficacemente i missili balistici russi. La carenza era stata segnalata da mesi e il presidente ucraino aveva più volte chiesto agli alleati occidentali di accelerare le forniture.
La scarsità degli intercettori ha avuto un riflesso diretto sull'ultimo grande attacco. Dei 39 missili lanciati nella notte contro le infrastrutture ucraine, soltanto quattro sono stati neutralizzati, secondo i dati diffusi dall'aeronautica ucraina. La stessa fonte citata dalla Cnn ha collegato il basso numero di intercettazioni alla mancanza di missili Patriot, evidenziando la difficoltà di proteggere contemporaneamente la capitale, gli impianti energetici e gli altri obiettivi strategici.
Il fronte energetico torna al centro dello scontro con Trump
La ripresa dei raid contro le raffinerie russe apre un nuovo fronte nello scontro diplomatico con Washington. Trump aveva annunciato una tregua energetica tra Mosca e Kiev chiedendo di fermare gli attacchi alle infrastrutture petrolifere e attribuendo alle azioni ucraine un ruolo nell'aumento dei prezzi dell'energia. L'intesa, tuttavia, non era stata formalizzata attraverso un accordo bilaterale riconosciuto pubblicamente da entrambe le parti.
Kiev sostiene di avere rispettato la pausa sugli attacchi alle raffinerie, mentre le forze russe hanno continuato a colpire il sistema energetico ucraino. Dopo i nuovi bombardamenti sulla capitale, Zelensky ha dichiarato conclusa la sospensione degli attacchi contro gli impianti petroliferi russi. La scelta aumenta anche la tensione con gli Stati Uniti, mentre da Washington sono arrivate contestazioni sulla strategia ucraina e pressioni legate alla necessità di contenere l'impatto degli attacchi sulle forniture energetiche.
A Sepetivka, nella regione occidentale di Khmelnytskyi, un attacco condotto con droni russi ha provocato un incendio nell'area di un deposito di petrolio. Lo ha comunicato il capo dell'amministrazione statale regionale Serhiy Tyurin, precisando che l'incendio è seguito all'attacco delle forze russe.
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