Ucraina senza missili Patriot, Zelensky sfida Trump sulle raffinerie
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Redazione Esteri
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L'Ucraina ha esaurito le scorte di missili intercettori per i sistemi antiaerei Patriot, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato la ripresa degli attacchi contro le raffinerie russe, interrompendo la tregua energetica promossa da Donald Trump. La notizia sulla carenza di munizioni è stata riferita dalla CNN, che cita una fonte a conoscenza della situazione militare. La decisione di Kiev arriva dopo nuovi bombardamenti russi contro le infrastrutture energetiche ucraine e aggrava lo scontro politico con Washington, già segnato dalle divergenze sulla conduzione della guerra e sulle condizioni per una sospensione delle ostilità.
La tregua energetica fallisce, nuovi bombardamenti sulle centrali ucraine
L'accordo annunciato dal presidente americano l'11 ottobre prevedeva la sospensione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche dei due Paesi. L'intesa, presentata dalla Casa Bianca come un risultato diplomatico, non era stata inizialmente confermata attraverso un negoziato bilaterale formalizzato da Mosca e Kiev. Il governo ucraino aveva comunque accettato di interrompere temporaneamente le operazioni contro gli impianti petroliferi nemici, subordinando la prosecuzione della pausa al rispetto di un analogo impegno russo. Secondo il presidente ucraino, durante i tre giorni in cui le sue forze hanno evitato di colpire gli obiettivi energetici avversari, l'esercito russo ha continuato a bombardare il territorio nazionale.
Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, una nuova offensiva con missili e droni ha investito la rete elettrica ucraina. Sono state colpite tre centrali nella capitale e infrastrutture energetiche nella regione di Kharkiv, provocando interruzioni delle forniture e gravi difficoltà per i servizi essenziali. A Kiev il bilancio dell'attacco è stato di quattro morti e 25 feriti. I bombardamenti hanno aggravato le difficoltà della popolazione civile, alle prese con blackout e problemi di approvvigionamento idrico. Gli impianti per la produzione e la distribuzione dell'elettricità sono particolarmente esposti alle conseguenze dei raid, perché i danni possono compromettere anche il funzionamento di strutture e servizi che dipendono dall'alimentazione elettrica.
La risposta ucraina ha preso di mira nuovamente il settore petrolifero russo. Tra gli obiettivi colpiti figura una raffineria Rosneft situata a sud-est di Mosca, nell'ambito della ripresa delle operazioni contro gli impianti di lavorazione del greggio. Il presidente americano ha condannato pubblicamente questi bombardamenti durante un'intervista a Newsmax, definendoli una vergogna per le conseguenze sui prezzi internazionali del petrolio e dei carburanti. La Casa Bianca considera particolarmente delicata la questione delle forniture di gasolio, già sottoposte a forti tensioni per la guerra in Iran e per le difficoltà dei mercati energetici internazionali.
Missili Patriot esauriti, la CNN rivela la crisi della difesa aerea
La situazione militare ucraina è aggravata dall'insufficienza delle munizioni necessarie a intercettare i missili balistici russi. Una fonte citata dall'emittente statunitense ha spiegato che quasi tutti i vettori balistici impiegati nell'ultima grande offensiva non sono stati abbattuti proprio per la mancanza di intercettori. I sistemi di fabbricazione americana rappresentano uno dei principali strumenti a disposizione delle forze ucraine contro questo tipo di minaccia. La carenza riguarda dunque le munizioni necessarie al loro impiego, non necessariamente la disponibilità materiale delle batterie antiaeree già installate sul territorio.
Il problema delle forniture era stato denunciato ripetutamente da Zelensky nei mesi precedenti. Già ad agosto il presidente aveva riferito che le disponibilità ucraine corrispondevano soltanto a un decimo degli intercettori necessari, mentre alcuni Paesi europei erano intervenuti per compensare temporaneamente le carenze. La produzione di queste armi è costosa e le scorte internazionali sono sottoposte a una domanda crescente, anche a causa del conflitto mediorientale. Il governo di Kiev ha collegato la necessità di nuove consegne alla propria capacità di proteggere le città e gli impianti strategici, indicando nelle forniture militari un elemento centrale dei rapporti con gli alleati.
Alle difficoltà della difesa antiaerea si aggiungono quelle delle comunicazioni satellitari. Secondo ricostruzioni giornalistiche basate su fonti americane e occidentali, alcune funzionalità dei servizi Starlink utilizzati dalle forze ucraine hanno subito limitazioni riconducibili a disposizioni provenienti dall'amministrazione statunitense. Le restrizioni hanno interessato strumenti impiegati nelle operazioni con i droni e nelle attività militari. La dipendenza dalle tecnologie americane costituisce così un ulteriore motivo di tensione nei rapporti tra i due governi, mentre il presidente ucraino ha intensificato i contatti con i partner europei per ottenere sostegno.
Papa Leone XIV telefona a Putin e chiede una tregua umanitaria
Un'iniziativa diplomatica distinta dalla controversia energetica è arrivata dal Vaticano. Il 16 ottobre Papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin, chiedendo una sospensione delle operazioni militari nella città di Oleshky, nella regione ucraina di Kherson. La richiesta riguarda una località sotto controllo russo, dove le condizioni della popolazione civile hanno determinato una grave emergenza umanitaria. Il Pontefice ha sollecitato la possibilità di far arrivare generi alimentari e medicinali e di organizzare l'evacuazione volontaria degli abitanti attraverso modalità sicure.
La telefonata è avvenuta dal Policlinico Gemelli di Roma, dove il Papa è ricoverato dopo un intervento chirurgico per l'asportazione di un adenocarcinoma polmonare. Nonostante la degenza, il Pontefice ha continuato a svolgere alcune attività istituzionali. La Sala Stampa della Santa Sede ha confermato ufficialmente il contenuto della conversazione, precisando che il Santo Padre ha ribadito l'impegno vaticano per il dialogo e la pace. Si tratta del secondo colloquio telefonico tra i due dopo quello del 4 giugno 2025. Il presidente russo ha rivolto al Pontefice gli auguri di pronta guarigione e, secondo le comunicazioni diffuse dopo il contatto, entrambe le parti hanno espresso disponibilità a coordinare iniziative di carattere umanitario.
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