Trump frena sulla licenza per i missili Patriot all'Ucraina: "Non ho ancora deciso"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La posizione degli Stati Uniti sul supporto militare all'Ucraina si tinge nuovamente di incertezza. Nel corso di un'intervista telefonica rilasciata al Financial Times, il presidente Donald Trump ha dichiarato di non aver ancora preso una decisione in merito alla concessione a Kiev della licenza per la produzione autonoma dei missili intercettori del sistema Patriot, nonostante le recenti dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che lasciavano intendere il contrario.

Questa presa di posizione, che arriva a distanza di pochi giorni da un incontro alla Casa Bianca tra i due leader, getta un'ombra su quella che è considerata una delle richieste prioritarie da parte del governo ucraino per potenziare le proprie difese aeree, messe a dura prova dai continui bombardamenti russi.

Le parole del presidente Usa e il dietrofront

A gettare acqua sul fuoco delle speranze ucraine è stata una dichiarazione di Trump che ha subito raffreddato gli entusiasmi. "Non ho ancora deciso se consentire all'Ucraina di produrre missili Patriot", ha affermato il presidente americano, definendo il sistema d'arma come "straordinario" ma sottolineando la necessità di essere "prudenti" nel concedere licenze per tecnologie così sensibili. In realtà, ha aggiunto, gli Stati Uniti di solito non concedono licenze di produzione per equipaggiamenti militari di questo tipo.

Le parole di Trump contraddicono apertamente quanto anticipato da Zelensky al termine dell'incontro di martedì alla Casa Bianca, durante il quale il leader ucraino aveva parlato di una riunione "produttiva" e aveva affermato che il presidente americano avrebbe accettato di concedere la licenza per la produzione di missili intercettori, rivelando di aver già incontrato i rappresentanti delle aziende produttrici.

L'incertezza sulle intenzioni dell'amministrazione americana si inserisce in un contesto già complesso, aggravato da una precedente affermazione di Trump, risalente al vertice NATO di Ankara all'inizio di luglio, in cui aveva dichiarato di voler autorizzare l'Ucraina a produrre i missili PAC-3 per il sistema Patriot.

Attacchi russi e il dramma dei bambini ucraini

Mentre la Casa Bianca valuta la sua posizione, il conflitto in Ucraina prosegue il suo corso sanguinoso, con un tributo di vittime sempre più insostenibile. A dare voce a questa tragedia quotidiana è Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, che ha lanciato un appello accorato in seguito all'ennesimo attacco russo.

Siamo estremamente addolorati nell'apprendere dai nostri uffici in Ucraina le ennesime, tristi notizie riguardanti l'uccisione di bambini innocenti", ha dichiarato Iacomini, confermando la morte di tre bambini in un attacco al villaggio di Radushne, vicino a Kryvy Rih, e il ferimento di almeno altri sette minori a Leopoli, nella regione di Kherson e in quella di Kiev. "Mi domando come si possa continuare ad assistere a tutto questo", ha proseguito il portavoce, sottolineando l'orrore di un'estate di sangue che continua a mietere vittime tra i più innocenti.

La partita diplomatica e le tempistiche della produzione

Nel frattempo, il dossier della licenza rimane aperto e complesso. Le dichiarazioni di Trump evidenziano come la questione sia ancora al vaglio, nonostante le pressioni di Kiev. La concessione della licenza, che comporterebbe la produzione in Ucraina di missili intercettori come il PAC-3, attualmente fabbricati da Lockheed Martin, richiederebbe il superamento di non pochi ostacoli tecnici e politici.

L'ambasciatrice ucraina a Washington, Olha Stefanishyna, ha confermato che i rappresentanti di Raytheon sono già stati nel Paese e che Lockheed Martin si sta preparando a inviare una propria squadra di esperti a Kiev, ma ha anche precisato che la fase di produzione effettiva potrebbe richiedere un periodo compreso tra uno e cinque anni.

A conferma della cautela americana, Trump ha annunciato che i suoi inviati speciali, Steve Witkoff e Jared Kushner, si recheranno in Ucraina nei prossimi giorni per quella che sarà la loro prima visita, segnale che la strategia dell'amministrazione americana, tesa a trovare una soluzione diplomatica al conflitto, è ancora in fase di definizione.

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