Zelensky ottiene da Trump la licenza per i Patriot, ma Putin frena sui negoziati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il via libera tanto atteso è arrivato al termine di un faccia a faccia ai margini dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che Donald Trump ha preso la decisione finale di concedere a Kiev la licenza per la produzione dei missili intercettori Patriot, i soli in grado di contrastare le minacce balistiche russe.

L'annuncio è arrivato al termine di un incontro durante il quale Washington ha proposto di organizzare un confronto trilaterale a livello tecnico con la Russia negli Emirati Arabi Uniti, per provare a rimettere in moto un percorso negoziale ormai congelato.

Il nodo della produzione sul suolo ucraino

La concessione della licenza rappresenta una svolta nelle relazioni tra le due capitali, dopo mesi di oscillazioni da parte dell'amministrazione statunitense. Già a settembre Trump aveva confermato l'esistenza di discussioni in corso, precisando però che si sarebbe trattato di versioni meno sofisticate rispetto a quelle in dotazione alle forze armate americane.

La portata pratica dell'intesa resta tutta da definire: come aveva chiarito il segretario di Stato Marco Rubio, allestire le linee produttive richiederà diversi anni, e il provvedimento non risolverà nell'immediato la penuria di intercettori che affligge la difesa aerea ucraina. Secondo le stime fornite dallo stesso Zelensky, le scorte di missili per i sistemi Patriot sono destinate a scendere quest'anno a 264 unità, contro le 675 del 2023 e le 364 del 2025.

Il gelo di Putin sui colloqui

Sul fronte opposto, Vladimir Putin ha raffreddato le aspettative di una ripresa immediata del dialogo. Parlando a margine del Forum internazionale della Cultura a San Pietroburgo, il presidente russo ha spiegato che le proposte per riprendere i negoziati sono sul tavolo, ma che Mosca valuterà con attenzione i passi da compiere dopo quella che ha definito un'azione ostile: l'attacco condotto con circa 1.600 droni il 20 settembre, ultimo giorno delle elezioni legislative, contro il territorio russo.

Putin ha anche respinto le preoccupazioni europee su una presunta minaccia russa, definendo infondati i timori di un conflitto con l'Unione europea.

L'appello di Zelensky per nuove sanzioni

Mentre sul terreno proseguono gli attacchi incrociati, con un bilancio di almeno undici vittime tra Ucraina e Russia nell'ultima giornata, Zelensky ha rilanciato la richiesta di un inasprimento delle misure economiche contro Mosca. In un messaggio pubblicato su X, il presidente ucraino ha sollecitato Trump ad applicare il Lindsey Graham Act, la legge che autorizza la Casa Bianca a imporre dazi e sanzioni contro la Russia e contro i Paesi che continuano ad acquistare energia russa.

La norma, intitolata al senatore repubblicano scomparso a luglio e firmata dallo stesso Trump, prevede la possibilità di introdurre tariffe fino al 100 per cento sui principali importatori di petrolio e gas russi. Zelensky ha inoltre invitato il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a varare ulteriori pacchetti sanzionatori, chiedendo di non rimuovere gli oligarchi russi dalle liste esistenti e di mantenere le restrizioni commerciali fino alla fine del conflitto.

La partita diplomatica e il quadro sul terreno

La proposta americana di un tavolo tecnico negli Emirati Arabi Uniti è stata confermata da Zelensky, che ha precisato di attendere una data definitiva da Washington. Il presidente ucraino ha anche indicato che il suo team negoziale coordinerà le posizioni con gli europei nell'arco di dieci giorni, mentre la delegazione americana farà altrettanto con i russi. Lo schema, ha spiegato, prevede un primo confronto sui punti generali seguito da un esame dei dettagli.

Sul piano militare, la situazione resta critica: nella notte sono stati colpiti obiettivi a Zaporizhzhia, Sumy, Kiev e Odessa, con danni segnalati anche a un asilo nella capitale, a un liceo nella regione circostante e a un'università a Kharkiv. Un centro di elaborazione dati di Starlink è stato bombardato nel sobborgo di Kosmonova, mentre infrastrutture energetiche hanno subito danni nelle regioni di Poltava, Mykolaiv e Vinnytsia.

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