WhatsApp prova il suo cloud per i backup, addio dipendenza da Google Drive e iCloud

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Chi utilizza WhatsApp su Android conosce bene la sensazione di impotenza che accompagna il fatidico avviso di “spazio insufficiente” su Google Drive, un messaggio che compare puntualmente nel momento di maggiore necessità, proprio quando si tenta di mettere al sicuro una conversazione importante. Da anni, lo stivaggio delle chat, dei file multimediali e dei vocali avviene sui server dei colossi terzi: Google per i dispositivi verdi, Apple per quelli della mela. Una soluzione comoda, certo, ma che di fatto costringe gli utenti a dividere il proprio prezioso spazio (spesso quello limitato dei piani gratuiti) tra i backup della messaggeria e i dati personali come documenti o fotografie. Per uscire da questa impasse, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg sta mettendo a punto una contromossa strutturale: un sistema di archiviazione proprietario, individuato dalla stampa specializzata nella versione beta più recente dell'applicazione.

L’infrastruttura proprietaria e il vantaggio dei 2 GB gratuiti

L’alternativa, attualmente in fase di rodaggio, si basa su un cloud sviluppato internamente da Meta che promette di ridefinire la gestione dei dati, offrendo un duplice vantaggio competitivo. Da un lato, verrà concessa una dotazione iniziale di 2 gigabyte gratuiti, uno spazio netto che non andrà a intaccare la capienza di Google Drive o di iCloud. Dall’altro, e questa è forse la svolta più significativa per la mobilità tecnologica, il nuovo meccanismo eliminerà le barriere tra i diversi ecosistemi. Oggi, se si decide di passare da un Android a un iPhone, il recupero della cronologia delle chat diventa un’operazione farraginosa; con la piattaforma proprietaria, invece, la transizione tra i sistemi operativi sarà fluida e trasparente per l’utente. I backup, che includono messaggi, link e contenuti multimediali di chat singole e di gruppo, verranno così centralizzati in un unico contenitore accessibile a prescindere dal device in uso.

Sicurezza obbligatoria e il possibile modello di business a pagamento

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalle schermate trapelate su WABetaInfo riguarda la politica di sicurezza, che diventa rigida dove prima era opzionale. Mentre attualmente la crittografia end-to-end dei backup su nuvole terze richiede un’attivazione manuale, nel nuovo sistema questa diventerà un requisito standard e indefettibile. Le informazioni, una volta caricate sui server di WhatsApp, verranno protette automaticamente, con la possibilità per l’utente di scegliere il metodo di sblocco tra una passkey (la più comoda, dato che si appoggia al sensore biometrico del telefono), una password tradizionale o una chiave crittografica a 64 cifre. Resta da chiarire il destino dell’offerta economica: non è ancora certo se i 2 GB gratuiti rappresenteranno un benefit per tutti o un’esclusiva per chi sottoscrive l’abbonamento WhatsApp Plus (dal costo ipotizzato di 2,49 euro mensili). Tuttavia, alcune indiscrezioni suggeriscono l’esistenza di un livello superiore, pensato per gli utenti più esigenti, che prevede 50 GB di capacità a circa un dollaro (o euro) al mese.

La fine del monopolio incrociato sulla conservazione dei dati

L’operazione rappresenta un tentativo chiaro da parte di Meta di riconquistare il controllo diretto su un asset cruciale come i dati relazionali degli utenti, sottraendo valore ai diretti concorrenti Apple e Google. Per gli utenti che gestiscono con cura lo spazio di archiviazione personale, avere un cassetto fiscale dedicato esclusivamente ai messaggi significa poter respirare; non ci si dovrà più preoccupare di cancellare vecchi video per fare spazio a una conversazione importante. Al momento, la funzione è ancora rintracciabile esclusivamente nel canale di anteprima e non è stata fissata una data di rilascio definitiva per il pubblico stabile. Il gruppo di sviluppo sta procedendo con cautela, testando la stabilità e la reale efficacia della crittografia obbligatoria, ma la direzione intrapresa sembra ormai tracciata: quella che un tempo era una dipendenza da terzi si sta trasformando in un’infrastruttura interna sempre più autonoma.

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