Legnini sindaco di Chieti, la sfida della doppia emergenza tra conti e territorio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è stato un passaggio di consegne scontato, né una semplice riconferma del colore politico della giunta; la vittoria di Giovanni Legnini al ballottaggio consegna al centrosinistra un secondo mandato consecutivo alla guida di Chieti, ma lo fa in un contesto ben più fragile rispetto al passato. L’ex vicepresidente del Csm, che ha raccolto il testimone da Diego Ferrara al termine di una competizione serrata, ha voluto subito rivendicare la natura corale del successo: “Questa vittoria – ha dichiarato in una nota – non appartiene a una parte politica: appartiene a Chieti”.

Un’affermazione che carica il neo primo cittadino di una responsabilità ampia, laddove l’affluenza al voto si è attestata al 55,49%, segnando un calo di circa sette punti percentuali rispetto al primo turno di maggio.

L’eredità pesante e le congratulazioni trasversali

A fargli coro, tra i primi a manifestare sostegno, è stato Luciano D’Amico, il quale ha parlato di una “guida autorevole” capace di restituire a Chieti “quel ruolo importante di centralità e di traino” per lo sviluppo regionale. Erano attesi, questi riconoscimenti, almeno quanto erano scontate le difficoltà che Legnini stesso ha ammesso senza giri di parole: “Non è stato facile” – ha confessato, consapevole che la città che si appresta ad amministrare versa in una condizione di “grave dissesto idrogeologico con dichiarazione d…” e di criticità finanziaria.

Se da un lato gli arrivano i messaggi di stima per la carriera passata – parlamentare, sottosegretario e commissario alla ricostruzione – dall’altro la realtà dei fatti impone di mettere mano a un dissesto economico che la precedente amministrazione, quella di Ferrara a cui pure vanno i ringraziamenti per il lavoro svolto, ha dovuto gestire senza poterlo risolvere del tutto.

Le priorità del nuovo consiglio: nomi e emergenze

Con la proclamazione di Legnini, si delinea anche la geografia del nuovo consiglio comunale, dove alla lista civica del Sindaco spettano i cinque più votati – tra cui Luca Caratelli, Francesco Ricci e Marco Femminella – mentre il Partito Democratico porta in dote figure come Chiara Zappalorto e la giovanissima Aurora Bruno, che con i suoi 27 anni rappresenta l’anagrafe del rinnovamento. Saranno loro, in larga parte, a dover tradurre in provvedimenti concreti la promessa di “lavorare subito” per la città.

Perché al di là delle strettoie burocratiche, Chieti attende risposte sul fronte del dissesto idrogeologico; la questione della frana di Santa Maria, che ha imposto evacuazioni e mobilitato la protezione civile, ha messo a nudo la fragilità di un territorio che necessita di intese rapide con la Regione per sbloccare i contributi destinati alle famiglie ancora in disagio abitativo.

Un mandato sotto pressione tra conti da ripianare e credibilità politica

Proprio la gestione delle scorse emergenze, ha osservato chi lo precede, è stata oggetto di sentenze della Corte dei Conti che hanno scagionato l’operato di Ferrara ma messo nero su bianco le omissioni dell’amministrazione precedente. E così, mentre Legnini incassa il risultato (“Grazie alle cittadine e ai cittadini che hanno scelto di affidarmi la responsabilità”), resta sullo sfondo il nodo mai risolto del dissesto finanziario, che rischia di vanificare qualsiasi slancio programmatico se non accompagnato da una rigorosa spending review.

In questo quadro, l’ex commissario alla ricostruzione – che ha dovuto lasciare l’incarico durante il governo precedente – sa bene che la sua credibilità si giocherà sulla capacità di coniugare l’esperienza tecnica maturata nei palazzi romani con la pragmatica necessità di riannodare i fili di una macchina amministrativa locale spesso in affanno.

La maggioranza, seppur solida nei numeri, non potrà concedersi alibi: ogni provvedimento, dalle varianti urbanistiche ai piani di riequilibrio, sarà un banco di prova per un’alleanza di centrosinistra chiamata a dimostrare che la continuità politica non significa immobilismo gestionale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.