Incendio e fumo a San Vittore, due roghi in un giorno domati dai vigili del fuoco
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Redazione Interno
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Una densa nube di fumo ha invaso i corridoi del carcere di San Vittore a Milano ieri, sabato 13 dicembre, a seguito di un cortocircuito che ha interessato un quadro elettrico nei locali sotterranei dell'istituto penitenziario. Il principio d'incendio, che ha generato allarme per le condizioni di sicurezza delle circa duecento persone detenute nell'area interessata, ha richiesto l'immediato intervento dei vigili del fuoco, i quali sono riusciti a domare le fiamme e a ventilare gli ambienti saturi di fumo in tempi rapidi. L'episodio, sebbene contenuto, ha riacceso il dibattito – spesso condotto sui margini della cronaca nera – sullo stato di manutenzione degli edifici carcerari più vetusti, senza che, per fortuna, si rendesse necessario un evacuazione generalizzata o si verificassero danni a persone nelle prime ore dell'emergenza.
Il secondo focolaio in serata nel sottotetto
La situazione, che sembrava ormai sotto controllo nel primo pomeriggio con la messa in sicurezza dell'area del cortocircuito, ha conosciuto un'impennata di criticità in tarda serata, quando un secondo focolaio è divampato nel sottotetto adiacente alla cupola della rotonda dello storico penitenziario. Anche in questo caso, l'allerta è scattata tempestivamente e le squadre dei pompieri, già presenti o nuovamente mobilitate, sono intervenute per spegnere completamente le fiamme, le quali, circoscritte in una zona tecnica, non hanno minacciato direttamente i locali abitati. Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, dopo una notte di lavoro, ha potuto confermare che entrambi gli eventi sono stati gestiti con prontezza, scongiurando il peggio e azzerando il bilancio dei feriti, sia tra gli agenti di polizia penitenziaria sia tra i reclusi.
La gestione dell'emergenza e la verifica dei danni
La complessità delle operazioni, condotte in un ambiente sensibile e di per sé complesso come un carcere in piena attività, ha visto una coordinazione tra i soccorritori esterni e il personale interno, il quale ha dovuto applicare i protocolli di emergenza per garantire l'ordine e la sicurezza di tutti. Il fumo, che resta l'elemento di maggior pericolo in simili circostanze per la sua capacità di propagarsi rapidamente e di causare intossicazioni, è stato il vero avversario da battere, obiettivo raggiunto grazie ai potenti ventilatori e all'esperienza dei vigili del fuoco milanesi. Le verifiche strutturali ed elettriche, avviate subito dopo il completo spegnimento dei due roghi, sono ora fondamentali per accertare l'entità dei danni materiali e l'origine precisa del secondo principio d'incendio, che potrebbe essere collegato al primo o avere una causalità autonoma.
Un episodio nella serie delle criticità carcerarie
L'incidente di San Vittore si inserisce, purtroppo, in un filone di eventi simili che periodicamente interessano gli istituti di pena italiani, richiamando l'attenzione sulla necessità di investimenti costanti nella sicurezza e nella manutenzione degli impianti. La rapidità degli interventi ha evitato che una doppia sfortuna potesse trasformarsi in tragedia, come talvolta è accaduto in passato in altri casi, dei quali le cronache giudiziarie e le inchieste hanno poi dolorosamente documentato le dinamiche e le responsabilità. La conclusione di questa giornata ad alto rischio, con l'istituto tornato in sicurezza e la normale attività penitenziaria che può riprendere, lascia comunque aperte questioni di fondo sulla tenuta di un patrimonio edilizio spesso sottoposto a stress elevatissimo, nelle cui maglie la sicurezza di chi ci lavora e di chi ci sconta una pena non può dipendere solo dall'eroismo dei soccorritori.




