Sala critica Bernini, la ministra non arretra: polemica su studenti e "comunisti"
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Redazione Interno
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Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, definisce "assolutamente pessima" l’affermazione della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ad Atreju ha apostrofato alcuni studenti contestatori chiamandoli "poveri comunisti". Sala, dopo aver visionato più volte il video dell’episodio, sottolinea come i giovani non si fossero posti in maniera violenta, pur essendosi fatti avanti per farsi sentire, e invita a superare le sterili battute per affrontare seriamente i temi. Una presa di distanza netta, quella del primo cittadino milanese, che si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul metodo e sul merito delle proteste studentesche contro l’introduzione del cosiddetto semestre filtro nei corsi di Medicina.
Le reazioni politiche e l’inasprimento del tono
Alle critiche di Sala si sommano quelle provenienti dal mondo politico, come quelle della consigliera regionale Maria Laura Arduini e del capogruppo Pd Paolo Calvano, i quali giudicano le parole della ministra "gravi, offensive e incompatibili" con il suo ruolo, sostenendo che gli studenti non rappresentano un problema da zittire ma cittadini che esprimono legittime preoccupazioni. Tuttavia, Bernini non mostra segni di marcia indietro, anzi, rilancia da Bologna durante un altro incontro pubblico. La ministra, rifiutandosi di scusarsi, parla esplicitamente di "piccoli Landini e piccoli Schlein", indicando negli universitari contestatori non dei semplici studenti ma dei militanti politicizzati, contrari a priori alla riforma promossa dal governo.
Il coro delle critiche si allarga
La controversia, che travalica i confini della semplice disputa politica, vede l’intervento anche di voci autorevoli dal mondo medico. Dopo le dure parole del virologo Roberto Burioni, è infatti sceso in campo il collega Matteo Bassetti, il quale, in un video diffuso sui social network, ha espresso un giudizio severo verso gli aspiranti medici in protesta. Secondo l’infettivologo, la professione richiederebbe ben altro che la reazione dimostrata: "Non abbiamo bisogno di medici che di fronte alle difficoltà di un esame non passato vanno a protestare", ha affermato, sostenendo piuttosto la necessità di futuri dottori "che sappiano soffrire". Un’inquadratura che sposta il dibattito dal piano politico-ideologico a quello, più spinoso, dell’etica e della presunta resilienza richiesta ai camici bianchi.
Una polemica che riflette divisioni profonde
Lo scontro, dunque, non si placa e anzi si alimenta attraverso dichiarazioni sempre più nette e polarizzate. Da un lato, chi come Sala, Calvano e Arduini vede nell’approccio della ministra una chiusura poco istituzionale e una stigmatizzazione gratuita di una generazione in difficoltà; dall’altro, chi, come Bernini e Bassetti, ritiene che la protesta sia strumentale e denunci una carenza di preparazione al sacrificio. La questione del semestre filtro, tecnica e complessa, rischia così di essere oscurata da una guerra di narrazioni e definizioni, dove l’etichetta di "comunisti" e il riferimento a leader della sinistra diventano il fulcro di uno scontro che tocca il modo stesso di intendere il conflitto politico e il diritto alla dissenso nel contesto universitario.




