Bologna, 45 anni dopo la strage: contestata la ministra Bernini durante la cerimonia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quarantacinque anni non sono bastati a cancellare il dolore, né a placare le polemiche. Durante la commemorazione della strage del 2 agosto 1980, svoltasi a Palazzo d’Accursio con le istituzioni e i familiari delle vittime, un momento di tensione ha interrotto il rituale delle celebrazioni. Al termine del discorso della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, un cittadino ha preso la parola per contestarne le parole: "Ministra, non si faccia portavoce del Governo". Un’affermazione che ha riecheggiato tra i presenti, riaccendendo un dibattito mai sopito.

La strage di Bologna, che alle 10.25 di quel sabato d’estate spezzò la vita di 85 persone e ne ferì oltre 200, resta una ferita aperta nella memoria collettiva. L’attentato, riconducibile a quella che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito "una spietata strategia eversiva neofascista", aveva l’obiettivo di colpire il cuore democratico del Paese. Il ricordo delle vittime, oggi come allora, si intreccia con le rivendicazioni di verità e giustizia, mentre le istituzioni – tra cui il sindaco Matteo Lepore e il presidente della Regione Michele De Pascale – hanno ribadito l’importanza di non cedere a "riscritture della storia".

La cerimonia, scandita dal minuto di silenzio e dal triplice fischio del treno alle 10.25, è stata accompagnata da applausi e lacrime. Ma la presenza della ministra Bernini, esponente di un governo spesso accusato di ambiguità sul tema del neofascismo, ha riportato in superficie divisioni mai sanate. La contestazione, seppur isolata, ha mostrato quanto quel 2 agosto 1980 continui a interrogare la coscienza nazionale, non solo come tragedia da commemorare, ma come monito contro ogni deriva autoritaria.

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