Ocse alza la stima del Pil italiano 2026 allo 0,5%, ma lo shock energetico ne cancella gli effetti positivi
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Redazione Economia
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L’economia mondiale era entrata nel 2026 con un’intensità insperata; le prospettive di crescita – almeno stando alle valutazioni diffuse dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – sembravano destinate a una significativa revisione al rialzo.
Poi, il 28 febbraio, i bombardamenti statunitensi e israeliani in Iran hanno acceso un conflitto destinato a modificare gli scenari globali, innescando quello che l’ente parigino definisce ora un “nuovo shock energetico” con effetti immediati sull’inflazione e sul potere d’acquisto. milanofinanza +3
Così, nel consueto appuntamento di giugno con l’Economic Outlook, l’Ocse ha rivisto le proprie stime per l’Italia: il Pil crescerà dello 0,5% nel 2026, una correzione in lieve rialzo rispetto al +0,4% previsto a marzo, ma destinata a trasformarsi in un freno per i due anni successivi, visto che per il 2027 la crescita è attesa allo 0,6%, in netto calo rispetto al +0,7% ipotizzato in precedenza. sky +3
L’ombra del conflitto mediorientale sulla manifattura e le bollette
A determinare questa correzione al ribasso – malgrado la spinta dei fondi europei del Pnrr che ha portato gli investimenti pubblici ai massimi degli ultimi 35 anni – è proprio la recrudescenza delle tensioni in Medio Oriente.
L’Ocse lo scrive nero su bianco: il nostro Paese è “particolarmente esposto all’evoluzione del conflitto”, sia per l’elevata quota di energia importata da combustibili fossili sia per il peso determinante della produzione manifatturiera destinata all’export. sky +3
In termini pratici, la guerra ha spinto il petrolio oltre i 95 dollari al barile e il gas naturale verso nuovi rialzi, mettendo in discussione la tenuta di interi distretti produttivi.
Non è un caso, del resto, che l’Italia si trovi in fondo alla classifica della crescita insieme alla Germania, pagando lo scotto di una struttura industriale che dipende pesantemente dalle materie prime che attraversano lo Stretto di Hormuz. rainews +3
Inflazione in risalita, salari reali destinati a essere erosi
Il dato forse più amaro per le famiglie italiane, che speravano in una tregua dopo i rincari del biennio precedente, riguarda però il carovita. L’Ocse prevede che l’inflazione balzerà dall’1,6% del 2025 al 3% nel corso di quest’anno, per poi frenare solo gradualmente (al 2,2%) nel 2027.
Ne consegue un effetto devastante su quei fragili aumenti salariali che erano finalmente riaffiorati: l’impennata delle bollette, spiega l’organizzazione, “vanificherà i recenti progressi registrati nei salari reali”, azzerando di fatto il recupero del potere d’acquisto. ilfattoquotidiano +3
Una dinamica che colpisce soprattutto i consumi delle famiglie e la capacità di risparmio, già messa a dura prova da mesi di rincari energetici e incertezza geopolitica. ilfattoquotidiano +3
Debito e deficit: i nodi strutturali tornano al pettine
Non si può infine ignorare il quadro dei conti pubblici, che in questo scenario di crisi rischiano di subire nuove pressioni. Il debito pubblico italiano – che l’Ocse stima in ascesa al 138,8% del Pil nel 2026 per poi limarsi appena al 138,6% l’anno successivo – resta il fardello più pesante sullo Stivale. casertaweb +3
Per quanto riguarda il deficit, l’ente parigino prevede un miglioramento (dal 3,1% del 2025 si scenderà al 2,9% quest’anno e al 2,8% nel 2027), un dato che comunque evidenzia la difficoltà di manovrare in un contesto di tassi ancora sostenuti e di strette necessarie per rispettare i parametri europei.
La raccomandazione dell’Ocse, in questo senso, è chiara: servono misure di sostegno ai prezzi dell’energia, ma devono restare “temporanee e mirate” alle fasce più fragili, per non vanificare del tutto il fragile equilibrio di bilancio. lapresse +3




