Bulega e Ducati dominano i test di Jerez tra le incertezze del meteo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La due giorni di prove libere sul circuito di Jerez de la Frontera, che ha visto coinvolti gran parte dei piloti del mondiale Superbike e alcuni di Supersport, si è chiusa confermando un quadro ormai noto ai frequentatori del paddock, sebbene il tempo avverso abbia drasticamente limitato il lavoro di tutti. Nicolò Bulega, in sella alla Ducati del team Aruba.it, ha infatti imposto la sua legge nonostante le avverse condizioni atmosferiche, le quali, dopo aver reso inservibile l’intera prima giornata, hanno concesso solo una stretta finestra di poche ore di asciutto nel pomeriggio del secondo giorno. Proprio in quella fase, il pilota italiano è riuscito a segnare il tempo migliore in assoluto, un 1’39″331, prima che la pioggia tornasse a bagnare il tracciato andaluso intorno alle sedici, ponendo fine anticipatamente alle sessioni. Bulega, che aveva prudentemente evitato di girare mercoledì sull’asfalto bagnato, ha completato soltanto ventiquattro giri nell’arco della giornata, gesto che rende il suo risultato cronometrico ancor più significativo.

Una sessione condizionata dall'acqua

L’elemento che ha maggiormente caratterizzato questa prima tornata di test pre-stagionali, i primi del 2026, è stata senza dubbio la pioggia, vera e propria guastafeste per team e piloti ansiosi di accumulare chilometri e dati in vista dell’esordio. Dopo una prima giornata praticamente compromessa, solo verso le tredici del giorno successivo la pista si è presentata in condizioni ottimali, permettendo a tutti gli equipaggi di scendere in tracciato per tentare di recuperare il tempo perduto. Quella finestra utile, però, si è rivelata estremamente breve, poco più di tre ore, prima che le precipitazioni rendessero di nuovo l’asfalto pericoloso e impraticabile per le moto da gran premio. Una circostanza che ha costretto i tecnici a rivedere i propri programmi, concentrando il lavoro di sviluppo in un lasso di tempo ridotto e intenso, dove ogni giro assumeva un valore particolare.

La prestazione del campione del mondo

In questo contesto complesso, la performance di Bulega ha assunto i contorni di una chiara affermazione, anche se non esente da un momento di tensione. Il ducatista, infatti, ha riportato una scivolata durante la sessione, episodio che avrebbe potuto compromettere la sua giornata ma che non ha intaccato la sua determinazione né il suo ritmo. Al di là dei cronometri, che lo vedono saldamente al comando della lista dei tempi, il bilancio del pilota include anche momenti più leggeri, come quelli di confronto e risate con altri colleghi presenti in pista, a testimonianza di un ambiente di lavoro sereno nonostante le pressioni. I pochi giri messi insieme, comunque, sono stati sufficienti per mandare un messaggio preciso al resto del lotto, dimostrando come l’affiatamento con la sua moto rimanga un punto fermo e un vantaggio competitivo difficilmente erodibile.

Il lavoro dei team in attesa del via

Mentre Bulega consolidava la sua posizione di riferimento, gli altri team hanno sfruttato al massimo le ore a disposizione per raccogliere informazioni, lavorando sulle impostazioni delle moto e cercando di trovare un feeling con i nuovi componenti o gli assetti studiati durante l’inverno. La pioggia, se da un lato ha impedito di tracciare un quadro delle prestazioni completo e comparativo, dall’altro ha offerto l’opportunità, seppur limitata, di testare comportamenti e reazioni in condizioni miste, dati sempre utili in un campionato dove le gare possono cambiare volto proprio per un improvviso acquazzone. Il calendaggio di questi test, sebbene penalizzato dalle condizioni meteorologiche, resta quindi un passaggio fondamentale nella preparazione della nuova stagione, dove ogni dato raccolto, anche su pista bagnata, viene meticolosamente archiviato e analizzato dai reparti tecnici in attesa della vera e propria tornata inaugurale.

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